Castel del Monte Rosso Pietra dei Lupi 2005

carplupiDegustatore: Roberto Giuliani Valutazione: @@@@
Data degustazione: 01/2011


Tipologia: DOC Rosso
Vitigni: uva di troia
Titolo alcolometrico: 13 %
Produttore: CANTINE CARPENTIERE
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 10 a 15 euro


Ci sono molte ragioni che mi spingono ad apprezzare questo vino dei fratelli Carpentiere, sia dal punto di vista stilistico che squisitamente gustativo. La pulizia, la freschezza, l’intensità aromatica, l’alcolicità contenuta in limiti “umani”, 13 gradi o poco più, il tannino preciso e integrato, la qualità della materia prima, una varietà che a pieno diritto può essere inserita fra le migliori a bacca rossa d’Italia, l’uva di Troia, se allevata nel microclima giusto, in terreni adatti, con rese né eccessivamente alte né troppo basse, lavorando in modo che in cantina si debba solo preservarne al meglio le caratteristiche qualitative. Tutti aspetti dei quali l’azienda ha indubbiamente tenuto conto, tanto da potersi permettere di lavorare in regime biologico, una scelta che va sempre ponderata sulla base delle possibilità ambientali e climatiche. Il colore del Pietra dei Lupi 2005 si differenzia dalla Riserva Armentario per l’assenza di venature violacee e una più decisa traccia di granato ai bordi, con un cuore ancora rubino, che dopo cinque anni ci sta perfettamente. La trama olfattiva ci regala un’ampia gamma espressiva: un iniziale abbraccio floreale che può ricordare l’iris e la viola, ma anche certe rose a petalo scuro, cede progressivamente il passo a note di timo e alloro, a tratti aleggia una sfumatura di finocchietto selvatico, per poi spostarsi con decisione verso il frutto maturo, marasca e prugna in particolare, fino ad addentrarsi in ricami terziari di cuoio e tabacco, non disdegnando sottili rimandi di caffè e menta. Potrei andare avanti ancora a lungo perché il vino è magicamente in continua metamorfosi, ma guai a tediarvi prima di giungere al termine, in questo il web è tiranno impietoso. Cosa succede degustandone un sorso? Niente che non fosse già scritto, una perfetta corrispondenza alle premesse olfattive, con un tannino magnificamente integrato, una freschezza piena e rassicurante, una polpa che non si accontenta di raccontarci del frutto, peraltro piacevolissimo, ma apre ancora una volta le porte ad una tessitura di indubbio fascino e ottima persistenza. Niente male per un vino che, sulla carta, dovrebbe essere secondo all’Armentario.

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