Carema Etichetta Nera 1990

Degustatore: Roberto Giuliani Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 05/2015


Tipologia: DOC Rosso
Vitigni: nebbiolo
Titolo alcolometrico: 13 %
Produttore: FERRANDO – Azienda Vitivinicola Ferrando & C.
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: oltre i 50 euro


Pochi giorni fa mi trovavo a Torino con mia moglie per un fine settimana di svago; la mattina di sabato, visto il tempo non ottimale per andare a vedere i giardini della Venaria Reale – che abbiamo visto la domenica -, abbiamo optato per il Museo dell’Automobile, esperienza che va assolutamente fatta almeno una volta nella vita. La sera decidiamo di andare a cena al ristorante Al Gatto Nero, cucina tradizionale e affidabile. Sapevo che ha una carta dei vini interessanti e volevo prendere per l’occasione qualcosa di piemontese ma non i soliti Barolo e Barbaresco, bensì puntare sull’Alto Piemonte, su un vino raro. Quando ho visto il Carema 2000 di Ferrando non ho saputo resistere e l’ho subito richiesto; poco dopo il sommelier è tornato con due bottiglie, scusandosi perché il 2000 era finito, aveva con sé il 2001 e in cantina aveva trovato un 1990! Conoscendo la capacità di invecchiare bene del Carema di Ferrando non ho esitato, non potevo lasciarmi sfuggire l’occasione di un vino di 25 anni! E ho fatto bene, perché l’ho trovato in stato di grazia. Il Carema è davvero un vino di nicchia, se non ricordo male ci sono solo 17 ettari di vigna totali da cui viene prodotto, buona parte confluiscono nella Cantina Produttori Nebbiolo di Carema, la famiglia Ferrando, che da ben cinque generazioni si occupa di vitivinicoltura, ne possiede 2,5 ettari. Originari di Acqui Terme, i Ferrando sono arrivati a Carema alla fine dell’Ottocento, con l’intento di introdurre i vitigni e i vini piemontesi in Valle d’Aosta, operazione che non ha avuto particolare riscontro nella regione a statuto speciale, ma che ha permesso di scoprire la straordinaria vocazione di queste terre per il nebbiolo. Insomma, tornando a noi, la serata è finita nel migliore dei modi, perché questo Carema 1990 era semplicemente stupendo, ancora perfettamente integro, con un’acidità rassicurante e un timbro borgognone. Nonostante il colore quasi aranciato, trasparente, man mano che respirava nel calice si è liberato della leggera riduzione per esprimere sentori dapprima terziari, di funghi, cenere, cuoio, sottobosco, polvere da sparo, per poi “regredire” splendidamente sul frutto maturo, la liquirizia, addirittura ricordi floreali. Portato alle labbra ha mantenuto altissimo il livello di sensazioni, tanto da lasciarci emozionati, stupiti per i continui rimbalzi espressivi, per l’armonia in ogni suo aspetto, per la profondità e l’eleganza che lo caratterizzava nel lungo finale. Non so se già nel ’90 i Ferrando usavano maturarlo 24 mesi in barrique, quello che è certo del piccolo legno nessuna traccia, ma tanta classe, pura poesia dei sensi. Settantacinque euro sull’unghia, ben spesi, senza alcuna esitazione!

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