Cannonau di Sardegna Riserva 2019

Cannonau di Sardegna Riserva 2019 Antonella CordaDegustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@
Data degustazione: 02/2023


Tipologia: DOC Rosso
Vitigni: cannonau
Titolo alcolometrico: 15%
Produttore: ANTONELLA CORDA
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 45 a 50 euro


Sul cannonau allevato in Sardegna occorrerebbe scrivere un trattato tant’è la potenzialità di quest’uva a bacca nera. Il suddetto vitigno ha il vizio di “viaggiare” parecchio e a seconda della nazione, o regione vitivinicola, in cui si trova cambia nome: grenache in Francia, alicante in Spagna, granaccia in Liguria, tai rosso in Veneto, Vernaccia di Serrapetrona nelle Marche e Gamay perugino in Umbria.
Nel Basso Campidano, dov’è ubicata la Cantina di Antonella Corda – più precisamente a Serdiana (CA) – ha trovato un habitat ideale: le uve, costantemente baciate dal sole e rinfrescate dal maestrale, crescono rigogliose su terreni composti da sabbia, limo, argilla uniti a una forte presenza di ciottoli. Il vigneto in questione, denominato Mitza S’ollastu, è situato al confine con il comune di Ussana (CA).
Uve 100% cannonau allevate ad alberello e vendemmiate durante l’ultima decade di settembre; resa pari a 70/80 q.li per ettaro. In cantina si parte da una fermentazione in acciaio e macerazione sulle bucce piuttosto moderata, segue un affinamento di 6 mesi in barriques e tonneau di rovere francese lievemente tostato e un lungo riposo in bottiglia, circa 18 mesi trattandosi di una Riserva.
Trama cromatica vivace, calda, profonda, un bel rubino acceso che disegna a bordo bicchiere lacrime fitte che faticano a precipitare. Dopo lenta ossigenazione, soprattutto il Cannonau a mio avviso richiede quest’accortezza, rivela un susseguirsi di profumi legati alla macchia mediterranea: ginepro, mirto, lentisco con dolci rimandi speziati e frutti rossi tra cui ribes, mora ciliegia; a circa mezz’ora dalla mescita si fa viva una chiara sensazione balsamica di eucalipto e una chiusura nettamente legata al terreno ricco di scheletro.
Complessità da vendere insomma, diametralmente opposta al palato dove emerge una chiara contrapposizione tra parti sapide ed acide, le prime in leggero vantaggio in questa fase. Un sorso che impegna senza voler saturare il palato, di lunga gettata: curve sinuose, tannino vispo tuttavia dolce, rimane in bocca una sensazione di estrema pulizia e dai rimandi balsamici e speziati. Quattro chiocciole vicinissime alla quinta, consiglio in abbinamento un piatto classico della cucina regionale: agnello in umido con cipolle bionde stufate, mantecato in chiusura con uovo e zafferano.

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