Campi Flegrei Piedirosso Vigna delle Volpi 2015

Campi Flegrei Piedirosso Vigna delle Volpi 2015 AgnanumDegustatore: Roberto Giuliani
Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 01/2018


TipologiaDOC Rosso
Vitigni: piedirosso
Titolo alcolometrico: 12,5 %
Produttore: AGNANUM – Azienda Agricola di Raffaele Moccia
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 25 a 50 euro


Questo vino ha un solo limite, viene prodotto in pochissimi esemplari, mediamente 600 bottiglie. Capirete voi stessi che trovarlo in circolazione è quasi impossibile, meglio rivolgersi al produttore e sperare che accetti prenotazioni nel caso (molto probabile) che il 2015 sia già finito. Non è un rischio, potete starne certi, perché il Vigna delle Volpi è uno dei Piedirosso più buoni che esistano, a prescindere dalle annate, tanta è l’unicità del suo carattere, il timbro espressivo inequivocabile che racconta di quel lembo di terra vulcanica preservato dall’edilizia sfrenata del territorio napoletano, in prossimità del Cratere degli Astroni, originatosi ben 3.700 anni fa.
Si narra che in quel cratere degli stregoni (da cui il nome) svolgessero i loro riti magici, poco male; da ormai 30 anni è diventato Riserva Naturale Cratere degli Astroni, meta di appassionati provenienti da ogni dove.
Raffaele Moccia lascia maturare questo vino per 8 mesi in tonneau non nuovi, non c’è da stupirsi se lo ha chiamato Vigna delle volpi, la loro presenza è piuttosto normale, visto che si trova a ridosso dell’oasi naturale gestita dal WWF, si è abituato a conviverci, del resto in zona ci sono anche cinghiali e caprioli, che sarebbero ben più problematici se arrivassero ai piccoli terrazzamenti costruiti da Raffaele con il padre anno dopo anno, necessari a sostenere un terreno estremamente friabile dove solo le viti sembrano essere disposte a vivere.
Portato al naso è evidente la differenza espressiva rispetto al Pèr ‘e Palumm, qui il frutto è più profondo e maturo, avvolto da note che richiamano la cenere, il fumo, l’humus, ma anche interessanti speziature dove il pepe ha un ruolo non secondario; il bello è che non manca neanche l’impianto floreale, che affiora a tratti con garbo per ricordarci che il piedirosso sa essere anche “gentile”.
Impressionante la freschezza appena lo si assaggia, la nota piccante è evidente, il tannino sublimato nel frutto, tanto sale, poi rimandi al tabacco, persino a venature di liquirizia. Bellissimo vino, peccato davvero che sia quasi introvabile.

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