Cabernet Sauvignon 2009

Degustatore: Roberto Giuliani Valutazione: @@@
Data degustazione: 10/2011


Tipologia: IGT Rosso
Vitigni: cabernet sauvignon
Titolo alcolometrico: 12,5 %
Produttore: CA’ DEL MANET – Azienda Agricola Cà del Manét di Manenti Sabrina & C.
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 5,00 a 7,50 euro


Siamo in periodo di congiuntura, inutile negarlo, e il mercato del vino ne risente fortemente soprattutto a livello nazionale, ma anche i Paesi un tempo “sicuri” oggi traballano, stentano ad aprire le porte alle nostre offerte, pertanto i luoghi dove l’industrializzazione e il cosiddetto progresso economico sono in piena espansione, sono entrati nel mirino di tutte le industrie e attività produttive che fanno numeri quantomeno significativi e bisognosi di maggiore diffusione per evitare il drammatico problema delle giacenze. Certo, a leggere le recensioni enogastronomiche che tuttora imperversano nella rete, viene da chiedersi se c’è il rifiuto di prendere coscienza che la maggioranza dei comuni mortali difficilmente potrà permettersi tanta gagliardia, oppure sono divenute in qualche modo lo specchio di un mondo sempre più diviso ed eterogeneo. Fra la precarietà del lavoro, le difficoltà di costruirsi un futuro, una famiglia, una vita dignitosa, delle nuove generazioni, e la consapevolezza di essere tagliati fuori dal mondo del lavoro a poco più di quarant’anni, viene da pensare che un ristorante da 50 euro a persona, vini esclusi, o una bottiglia di un grande Barolo (per restare in Italia) possa suscitare solo rabbia e invidia nei confronti di coloro che possono ancora permetterseli. Questo spiegherebbe anche perché la nostra rubrica “Vini al market” è una delle più amate, a dimostrare che nessuno ha voglia di rinunciare a godere del cibo e del vino, ma i conti sempre più in rosso impongono attenzione e massima parsimonia. Ecco allora che trovare un Cabernet Sauvignon dell’area Bergamasca, prodotto da una piccola azienda che dispone di un paio d’ettari vitati in quel di San Paolo d’Argon, a soli 3,50 euro (in cantina), e scoprirlo buono, sembra una manna dal cielo. Certo, è uno di quei vini da consumo quotidiano, senza pretese di assurgere al gota dei grandi e indimenticabili della storia enoica, ci mancherebbe. Ma accidenti, non è forse questo il ruolo più nobile e naturale di un vino? Poter essere apprezzato da tutti, magari davanti ad un piatto di spaghetti con pomodoro e polpettine, a piatti altrettanto economici ma saporiti di cui la nostra cucina interregionale è stracolma? Vinoso, espressione tipica qui certamente giustificata, tanta frutta e quelle delicate nuances speziate di cui il vitigno ci fa regalo se lasciato maturare a dovere, senza strascichi vegetali fastidiosi provocati dalle ben note metossi-pirazine ( in particolare la isobutilpirazina, responsabile del sentore di peperone verde). Gustoso e senza potenze alcoliche o grassezze esasperate, rende il pasto inevitabilmente più digeribile, grazie anche ad una freschezza solida, il tannino leggero e quasi “tenero”, il finale sapido e la sensazione finale di bocca pulita e senza strascichi amaricanti, sono tutte caratteristiche del vino che si beve bene, senza troppe elucubrazioni mentali, ma un sorso tira l’altro, mette allegria, senza che per questo il portafogli abbia subito particolari sottrazioni.

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