Brunello di Montalcino Riserva 2003
Degustatore: Mario Crosta
Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 02/2022
Tipologia: DOCG Rosso
Vitigni: sangiovese
Titolo alcolometrico: 13%
Produttore: FATTORIA DEI BARBI
Bottiglia: 1500 ml
Prezzo enoteca: da 220 a 240 euro
A dire la verità, nel luglio 2019 mi aveva lasciato un po’ di stucco il commento del produttore nell’affidarmi questa magnum numero 370 di Brunello di Montalcino Riserva 2003: ”È pronto da bere soltanto da adesso“. Cioè, fatemi capire, per 16 anni non lo aveva giudicato abbastanza maturo? Ma, si sa, a volte i produttori esagerano. E invece no, non aveva esagerato affatto. Per non sapere né leggere né scrivere ne ho lasciati passare altri due e mezzo, poi la curiosità ha avuto il sopravvento. Tenuta in orizzontale nella sua cassetta di legno, il tappo si è rivelato perfetto, gonfio per circa due terzi, profilo di piccola bottiglia, in modo regolarissimo e simmetrico, integro e sano. Ma a stupire ulteriormente è stato il colore del vino appena versato nel calice: dopo 18 anni era di un rubino vivissimo, splendente, trasparente, cristallino e non aveva nemmeno un’unghia di granato, ma dei riflessi luminosi dai toni purpurei. Come una Riserva di poco più di cinque anni, quando la si può finalmente liberare dalla cantina e farla viaggiare per tutto il mondo.

Che sia l’effetto della bottiglia magnum, che è il contenitore migliore per i vini eccellenti destinati a lungo affinamento in vetro, dato che lo spazio d’aria tra il vino e il tappo è lo stesso, ma per una quantità doppia di vino conservato? Una conferma, certamente, perciò se comprate vini destinati a resistere a lungo al buio nella cantinetta di casa senza mai superare i 14°C e con un’umidità uguale o superiore all’80% è meglio acquistarli nel formato magnum. Ma non c’è soltanto questo. Il profumo che emanava era quello di un vino fresco, pimpante, giovane, spigliato. Si sa che il Brunello di Montalcino è migliore tra i 10 e i 20 anni dalla vendemmia, ma verso gli ultimi anni non mi era mai capitato di trovare una forma smagliante del genere, senza preannunciare nemmeno un minimo di stanchezza né di austerità, ma evidenziando tanta, tanta armonia e rotondità, una morbidezza che di solito alle riserve non è che sia proprio molto congeniale. Un vino perfetto. Come pochi al mondo.
E faccio umilmente notare che l’annata 2003 era stata giudicata ottima, cioè 4 stelle, invece che eccezionale, cioè 5 stelle. Ma si sa, il giudizio sull’annata si dà di solito subito dopo la valutazione dell’andamento climatico in campo e riguarda la qualità media delle uve, che non si riferisce a quella dei vini Riserva che devono invece ancora maturare almeno due anni in legno di rovere (questo vino ne ha fatti tre in botti da 2,25 a 15 hl a cui è seguito il passaggio in botti di capacità superiore) per poi affinare in bottiglia per almeno altri sei mesi e comunque non possono essere immessi al consumo prima del 1º gennaio dell’anno successivo al termine di sei anni calcolati considerando l’annata della vendemmia. La valutazione di questi vini si può cominciare a fare soltanto una volta immessi al consumo e a volte può cambiare in meglio o in peggio anche dopo alcuni anni, se non alcuni decenni. Anche perché Montalcino, secondo l’ottimo lavoro di ricerca di Kerin O’Keefe per la rivista Decanter, è suddiviso grossomodo in cinque zone pedoclimatiche e anche in queste ci sono differenze di microclima a seconda dell’altezza e dell’esposizione e nella stessa annata si possono trovare notevoli differenze qualitative che emergono anche con il passare del tempo.
Dopo ben 18 anni questa Riserva dimostra di essere una delle migliori in assoluto dell’intera storia di questo vino prodotto alla Fattoria dei Barbi dai migliori grappoli di diverse vigne che si estendono in due corpi dai Barbi a Podernovi fino a 520 metri di altitudine su terreni di composizioni geolitologiche differenti, dai suoli galestro/argillosi alternati da masse di alberese, fino a quelli di galestro meno argillosi e più calcarei e infine le arenarie. Sangiovese in purezza allevato a cordone libero a una densità di 5.000 ceppi per ettaro con una resa per ettaro di 60 quintali.
Il profumo all’attacco è soave e apre con gli aromi maturi e molto puliti di ciliegia nera, corniola, amarena, mirtillo con sfumature di spezie dolci. In bocca avvolge il palato con una sensazione piacevolissima di calore, conferma il fruttato in perfetto equilibrio con i tannini meravigliosamente aggraziati e mostra una struttura potente che gli dona un potenziale d’invecchiamento straordinario (potrebbe raggiungere dei limiti impossibili per qualsiasi altro vino) con un tenore alcolico del 14%.