Bianco I Giganti 2020

Bianco I Giganti 2020 ContiniDegustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 02/2023


Tipologia: IGT Bianco
Vitigni: vermentino, vernaccia
Titolo alcolometrico: 13,5%
Produttore: CONTINI
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 14 a 18 euro
Vino BIO:


L’ultimo vino bianco secco presentato da Contini, solida realtà vitivinicola di Cabras (OR), è l’Isola dei Nuraghi Bianco I Giganti 2020. In questo prodotto, concedetemi la licenza poetica, è racchiuso tutto il sole della Sardegna e le brezze che tutto l’anno soffiano costantemente da nord a sud; chi l’ha frequentata assiduamente sa di cosa parlo. Le cultivar coinvolte sono vermentino, l’uva a bacca bianca più importante della regione e la vernaccia, il vero asso nella manica protagonista di questo lembo di terra in provincia di Oristano.
Tra le altre cose quest’ultima varietà dà origine alla nota Vernaccia di Oristano, tra i vini ossidativi più antichi del Bel paese, nelle prossime pubblicazioni l’approfondiremo. Torniamo all’etichetta I Giganti Bianco 2020: le uve vengono allevate ad un’altitudine media pari a 200 metri sul livello del mare, i suoli caratterizzano enormemente il profilo di questo vino e sono composti da una parte alluvionale, sabbiosa e leggermente argillosa, e un’altra di origine vulcanica. Volendo riassumere i vigneti sono collocati all’interno della Valle del fiume Tirso, nel Sinis, nelle Terre di Ossidiana e nel Monte Arci.
Il sistema di allevamento prescelto è l’alberello, piuttosto tipico in Sardegna, la resa si attesta attorno ai 50-60 quintali per ettaro. In cantina si parte da una classica vinificazione in bianco con spremitura soffice e fermentazione in tonneaux di primo e secondo passaggio, segue la maturazione in tonneaux per 6 mesi sui lieviti con periodici bâtonnage; ulteriore affinamento in bottiglia di qualche mese prima della vendita.
La trama cromatica è piuttosto intrigante e a seconda dell’angolazione del calice ritrovo varie tonalità che vanno dal paglierino acceso all’oro antico, luminosità da vendere e buon estratto. Al naso ritrovo diverse sfumature che mi ricordano la Sardegna: camomilla, mirto bianco e una traccia salmastra/iodata che aumenta la complessità del bouquet, alleggerito qua e là da ricordi balsamici di mentolo, pepe bianco, susina gialla e scorza di cedro; a diversi minuti dalla mescita miele ai millefiori e smalto.
Classe da vendere anche al palato: morbido, sinuoso, attraversato da lampi di freschezza che richiamano nettamente l’agrume, e una lunga scia sapida in chiusura che restituisce profondità, spessore, indomabile irruenza tuttavia priva di alcol percepito; chiude pulito, fresco, un gran bel vino insomma.
Cinque chiocciole conquistate con disinvoltura, da provare assolutamente in abbinamento ad un piatto di fregola sarda con arselle e bottarga.

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