Barrile 2017
Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 08/2023
Tipologia: IGT Rosso
Vitigni: nieddera 85%, caddiu e nieddu mannu 15%
Titolo alcolometrico: 14,5%
Produttore: CONTINI
Bottiglia: 750 ml
Prezzo medio: da 28 a 33 euro
Tornare a parlare del Barrile di Contini mi riporta indietro con la memoria, e non solo perché ricordo con piacere la giornata passata in compagnia di Alessandro, tra i titolari della cantina di Cabras (OR), ma perché fu uno tra i primi articoli che scrissi per Lavinium. Per comodità qui troverete il mio punto di vista sull’annata 2010, così da poter fare un confronto con la 2017; inoltre all’interno del pezzo viene illustrata una tra le ricette isolane che amo di più, ovvero i ravioli, o culurgiones, sardi.
Secondo un’antica tradizione, ancora una volta la Sardegna è legata visceralmente al proprio passato, il barrile era una piccola botticella che custodiva il miglior vino prodotto dalla famiglia della sposa, lo stesso veniva offerto il giorno delle nozze. Prodotto con l’impiego di uve nieddera all’85%, a saldo altri due vitigni autoctoni che l’azienda continua a coltivare con passione: il caddiu e il nieddu mannu. La zona di produzione è la valle del fiume Tirso nella penisola del Sinis, le viti sono coltivate ad alberello e la resa si assesta sui 65 quintali per ettaro. Dopo una macerazione di 8-10 giorni con le bucce ed una fermentazione controllata, il vino affina 18 mesi tra barrique e tonneaux di primo e secondo passaggio, e un anno in bottiglia.
L’annata 2017, tre le più calde e siccitose del nuovo millennio, offre un manto rubino particolarmente vivace e a tratti impenetrabile; roteando il vino all’interno del calice è possibile apprezzarne la consistenza. Timbro olfattivo piuttosto marcato con ricordi di susina nera e amarena sotto spirito, il geranio è protagonista così come un lieve ricordo di vaniglia che non disturba affatto anche perché ben presto il vino si apre a percezioni terrose, di macchia mediterranea, grafite e cacao; complessità da vendere insomma. In bocca, rispetto ad altre annate bevute in passato a circa 24-36 mesi dalla messa in vendita, risulta molto più equilibrato, complice a mio avviso il carattere del millesimo.
La rotondità del vino è notevole, ben supportata da una freschezza che vivacizza l’insieme in tandem ad un componente tannica percettibile e dolce. Ciò che colpisce è la profondità, la coerenza con quanto percepito al naso, oltre a una lunga sapida in chiusura che mostra il potenziale del vino e del territorio. Cinque chiocciole. L’ho abbinato ad agnello al forno con patate, carciofi e cipolle borettane.