Barolo Cannubi S.Lorenzo – Ravera 2000

Degustatore: Roberto Giuliani Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 10/2011


Tipologia: DOCG Rosso
Vitigni: nebbiolo
Titolo alcolometrico: 14 %
Produttore: RINALDI – Giuseppe Rinaldi
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 25 a 50 euro


Se c’è una cosa che adoro nei vini di Beppe Rinaldi è l’apparente imperfezione. Mi spiego meglio: l’unico caso in cui il termine “perfezione” ha un senso per me è quando questo è rappresentato da quelle che sembrano imperfezioni da un’impressione superficiale o da un’idea troppo standardizzata di “come le cose devono essere per essere giuste”, ma si rivelano, invece, espressione di una caratteristica unica e inimitabile, che dà un senso al tutto in maniera superba. Pensate a quante donne hanno fatto virtù di un neo o di un “difetto” sul loro volto. Ecco, con Beppe le cose funzionano così, e così devono essere. Per cui non ci si può stranire se a volte scopriamo che alcune bottiglie dei suoi Barolo hanno perso inspiegabilmente la linguetta con l’annata, la colla si è seccata ed è venuta a mancare l’aderenza con il vetro. Pazienza, c’è la retroetichetta che fornisce la stessa informazione. E non possiamo stare lì a fare le pulci se di primo acchito il vino non sempre è manifesto e limpido, ma solo dopo qualche manciata di secondi esprime tutta la sua naturale, vitale, bellezza. Questa è l’arte di fare vino con le proprie mani e con la propria testa, il carattere di Beppe “DEVE” emergere dai suoi vini, non a caso è chiamato “Citrico”, un soprannome che lo affianca ai grandi del jazz, come Jelly “Roll” Morton o Louis “Satchmo” Armstrong. Ecco, il jazz, quello del Charlie Mingus di Pithecanthropus Erectus o di Meditations on Integration per intenderci, pura energia ma piena di momenti geniali, sempre pronto ad entrare in profondità, ma gagliardamente, mai appesantendo il linguaggio espressivo. Questo Cannubi S.Lorenzo – Ravera 2000, figlio come lascia intuire l’etichetta di due diversi cru, è oggi semplicemente uno spettacolo, fatico a trattenermi dal finire la bottiglia in un solo pasto. Stupenda la sua vena acida ancora perfettamente in tiro, eppure tutto si è magnificamente integrato, dal tannino nobile e setoso all’ampiezza aromatica del frutto fuso, alla spezia e ai tratti terrosi, di humus, senza avere ancora abbandonato la delicata fragranza di rosa; la liquirizia e il tabacco iniziano a tessere nuove sfaccettature. Il nebbiolo, c’è poco da fare, quando è grande non trova confronti, sa emozionare come pochi, la sua ricchezza espressiva sembra infinita, puoi scordarti il calice per ore e poi scoprire nuova poesia. Buffo, chi conosce Beppe Rinaldi sa bene che è un vero vignaiolo di Langa, inizialmente appare scontroso e diffidente eppure se gli vai a genio ti intavola discussioni filosofiche, politiche, ti svela le storie delle sue terre e delle sue genti senza alcuna reticenza. Guai a spingerlo a parlare dei suoi vini o a chiedergli se te li fa assaggiare, non gli interessa, non ha voglia, molto meglio assaggiare i vini dei suoi amici, di cui ha sempre qualche bottiglia in cantina. Però una giornata con Beppe non la dimentichi, e quando te ne vai hai la sensazione che qualcosa dentro di te sia cambiato, in meglio. Ecco, tutto questo ritorna perfettamente nel vino, e scusate se è poco.

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