Barolo Bricco Boschis Vigna S. Giuseppe Riserva 1998

Degustatore: Roberto Giuliani Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 01/2009


Tipologia: DOCG Rosso
Vitigni: nebbiolo
Titolo alcolometrico: 14,5 %
Produttore: CAVALLOTTO FRATELLI – Tenuta Vitivinicola Bricco Boschis
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 25 a 50 euro


Festeggiare l’anno nuovo con un vino del genere è stata un’idea magnifica, i Barolo più eleganti arrivano quasi sempre da Castiglione Falletto, ma qui la vigna San Giuseppe, magnificamente collocata in pendio su terreno di epoca elveziana e in minima parte tortoniana, composto prevalentemente di limo, argilla e sabbia, con piante di età media che sfiora i 50 anni, ha una marcia diversa. Si, perché è uno dei pochi vini di Castiglione che riesce a coniugare perfettamente finezza e potenza, è un vino robusto, capace di sfiorare i 15 gradi e altrettanto abile nel non farteli sentire. Avevo gelosamente conservato il millesimo 1998 in cantina, in attesa di una buona occasione per scrollarmi di dosso, almeno per un giorno, i malumori e le rabbie accumulati negli ultimi 10 anni e, soprattutto, in questo disgraziato 2008 che ha fatto da corollario ad uno dei periodi più bui che io ricordi da quando il mio corpo è stato estratto dalla comoda dimora nel ventre materno. Capodanno non è mai stato per me un giorno particolare, l’ho sempre vissuto con un certo distacco, poiché non amo le situazioni prestabilite, le feste comandate, preferisco vivere secondo quello che sento, seguendo i ritmi del mio umore, effettivamente instabile. Ma questa volta, forse per la prima volta, almeno da quando sono diventato adulto, il 1 gennaio l’ho atteso come un evento liberatorio, un’occasione necessaria, impellente. E da amante del buon cibo e del buon vino, soprattutto a base nebbiolo, non potevo che scegliere un grande Barolo, di quelli che ti scuotono, che smuovono la polvere dei tuoi disagi in un soffio, ancora prima di berlo, soltanto vedendone il colore, quel granato tanto terroso e animale, selvaggio e schietto nella sua delicata trasparenza, che solo un grande nebbiolo può avere. Lo aspettava al varco un eccellente arrosto ripieno, sapientemente cucinato per ore, con un vino proveniente dallo stesso vitigno, ma meno nobile. Un matrimonio perfetto, ma non obbligatorio, perché il vino era così buono che si poteva sorseggiare benissimo senza accompagnarlo con le pietanze, tanto era setoso il tannino. Vi confiderò che i calici non erano quelli adatti ad un grande Barolo, ma ero a casa di cari parenti, carissime persone, ma che non hanno il pallino per il vino e, spesso pasteggiano con l’acqua. Ma quando ci sono io, cambiano registro, i vini che gli porto li bevono con piacere, con parsimonia certo, non sono abituati ad andare oltre il bicchiere, neanche quando il pasto è abbondante come quello di Capodanno. E nonostante i piccoli calici a coppa, i profumi emergevano senza fatica, la rosa appassita, la ciliegia e la fragola mature, la cannella, il ginepro, le note minerali e terrose, il tutto con uno straordinario equilibrio. E in bocca la medesima sinfonia, gli accordi precisi e di grande armonia, un frutto pieno e rotondo, tanta eleganza e una robustezza perfettamente celata, tanto che il vino andava giù con un ritmo decisamente superiore rispetto al previsto, e alla fine ho dovuto centellinarlo per completare il pasto in sua compagnia. Che dire ancora, mi spiace per chi non ha avuto l’accortezza di acquistarlo quattro anni fa, quando è uscito, per poterlo assaporare oggi in splendida forma. Questa volta l’anno nuovo è cominciato decisamente bene!

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