Statistiche web

Barolo 2017

Barolo 2017 Figli Luigi OdderoDegustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 12/2021


Tipologia: DOCG Rosso
Vitigni: nebbiolo
Titolo alcolometrico: 14,5%
Produttore: ODDERO – Figli Luigi Oddero
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 25 a 50 euro


Entriamo nel vivo della degustazione perché il Barolo è il vino che rappresenta maggiormente la Cantina Figli Luigi Oddero, situata a pochi passi da Santa Maria di La Morra (CN). L’etichetta “classica” viene definita dagli stessi proprietari “Barolo per antonomasia”; figlia di in una tra le annate più calde e siccitose del nuovo millennio, la 2017, viene prodotta con uve nebbiolo allevate in tre distinti vigneti ubicati in alcuni tra i comuni più vocati della denominazione: La Morra, Castiglione Falletto e Serralunga d’Alba.
Considero questa tipologia di vini un vero affare, molteplici i motivi: in primis l’esperienza del vignaiolo, e in questo caso gli oltre 100 anni di storia della Cantina possono fare realmente la differenza, inoltre, unire uve provenienti da appezzamenti disposti in versanti diversi, con matrice del terreno differente – magari vendemmiate non tutte nello stesso periodo – può contribuire a creare quell’insieme d’equilibrio già a pochi anni dall’imbottigliamento, senza in nessun modo precluderne le capacità d’affinamento.
Il grande lavoro che è stato fatto in tema di MGA (Menzione Geografica Aggiuntiva) del Barolo è merce assai rara s’intende: permette di apprezzare tutte le peculiarità di un determinato vigneto in relazione al tipo di varietale, e il nebbiolo non è secondo a nessuno a mio avviso, un connubio tra i più importanti in tema di viticoltura, tuttavia, i Barolo prodotti da “blend” di vigneti, li degusto sempre con grande piacere e il 2017 di Figli Luigi Oddero è un ottimo esempio per comprendere appieno la mia tesi.
La Cantina lo definisce inoltre “Il Barolo dei nostri padri”, una frase poetica e al contempo concreta che rimanda al concetto di tradizione in maniera inequivocabile. Allevate con il sistema a controspalliera con filari distanziati a due metri, potatura Guyot ad archetto e inerbimento controllato – senza l’utilizzo di diserbanti, erbicidi e disseccanti – le uve, crescono su terreni di alta collina appartenenti a due ere geologiche diverse: elveziano e tortoniano, caratterizzati da strati profondi di marne tufacee e strati argillosi misti a sabbia rossastra. La vendemmia avviene a fine settembre – prima quindicina di ottobre, rigorosamente a mano, con scelta sia in vigna che prima della fase di diraspa-pigiatura. In seguito: fermentazione con macerazione per un periodo di 12 – 15 giorni ad opera di lieviti indigeni, malolattica svolta tra l’autunno e la primavera successiva e affinamento in recipienti di acciaio inox con successivo passaggio in botti di legno di rovere di media – grande capacità per 24 mesi. Riposa per almeno un anno in bottiglia prima di essere commercializzato.
Ne deriva un calice granato profondo, caldo, non privo di lucentezza e consistenza, lacrime che faticano a precipitare all’interno del bicchiere. Impatto di notevole intensità e carisma, caratterizzato da un frutto maturo e mai esausto, riporta la mente a dolci frutti di bosco con un ritorno di grande vivacità: mirtillo, mora di gelso e susina nera, accompagnati da una spezia sinuosa, dirompente, cannella, chiodo di garofano e cardamomo; con lenta ossigenazione toni erbacei di malga, fieno, ma anche viola e tabacco. Suggestioni che anticipano un finale nettamente terroso, autunnale, crepuscolare oserei dire, dal fascino irresistibile, almeno per il sottoscritto che ama i toni di questa stagione.
In bocca segue pedissequamente lo stile riscontrato al naso: è un sorso armonioso con un tannino stilizzato, dolce, struttura ne ha da vendere e la progressione mi permette di capire che queste uve ne hanno di storie da raccontare, e lo fanno al meglio, senza esasperare perché l’alcol è totalmente assente; freschezza e sapidità in perfetta sintonia, è stato fatto un lavoro incredibile in vigna, certosino, soprattutto considerando le mille difficoltà dell’annata in tema di stress idrico e temperature roventi. Abbinarlo a un piatto di brasato di manzo al Barolo è un preciso dovere morale, oltre che un piacere. Cinque chiocciole conquistate con grande disinvoltura, chapeau bas!

Lascia un commento

Pulsante per tornare all'inizio