Barbaresco Riserva Alivio 1998
Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 02/2024
Tipologia: DOCG Rosso
Vitigni: nebbiolo
Titolo alcolometrico: 14,5%
Produttore: ROCCHE DEI BARBARI
Bottiglia: 750 ml
Prezzo medio: da 45 a 50 euro
Ricordo con affetto i primi “peregrinaggi” in Langa, desideroso di scoprire tutte quelle realtà vitivinicole che riempivano le pagine delle guide e testate giornalistiche di settore. Mi interessava, e tutt’ora mi interessa, principalmente constatare la qualità dei vini prodotti e il duro lavoro delle tante famiglie che anno dopo anno sono riuscite ad imporre le proprie etichette, ormai iconiche, all’attenzione della stampa nazionale ed internazionale. Oltre a tutto ciò alternavo, quasi per gioco, altre visite presso alcune cantine trovate per caso durante il cammino; il più delle volte completamente sconosciute.
A tal proposito giunto a Barbaresco (CN), tra i miei comuni preferiti del comprensorio vitivinicolo sopracitato, ero solito passeggiare nella via principale del centro storico fino a raggiungere la cantina Rocche dei Barbari, situata accanto alla celebre torre. Devo tanto a questa azienda, perché le prime bottiglie di Barbaresco con qualche anno sulle spalle le ho assaggiate proprio da loro. Sto parlando di ormai 24 anni fa, dunque stappare oggi un Barbaresco Riserva Alivio 1998 – custodito per tutto questo tempo – è sempre un’esperienza interessante a prescindere dal vino che poi andrò a degustare effettivamente. Devo ammettere che riguardo la suddetta azienda non so poi molto, nel senso che tanti anni fa non mi curavo granché del “chi, come, quando e perché”; amavo semplicemente bere del buon Nebbiolo cercando di mettere alla prova le poche nozioni acquisite in tema di sfumature olfattive, gustative… insomma i primi passi.
Da una ricerca online effettuata oggi, vengo a scoprire che Rocche dei Barbari inizia a fare sul serio nel 1974 dedicando una parte della sua produzione alle rocche su cui prosperano i suoi vigneti, a precipizio sul fiume Tanaro, tra cui il celebre cru Ovello. Già a quei tempi trovavo straordinaria la capacità intrinseca del Nebbiolo di reggere prolungati affinamenti, ma non era facile per il sottoscritto trovare bottiglie relative a vecchie annate. Ricordo che al contrario i titolari della cantina davano la possibilità, a chiunque, di gustare il proprio Nebbiolo – così come il Barbaresco – a 5-10-15 anni dalla vendemmia. Fu amore a prima vista. Non solo. Amore a primo olfatto e soprattutto gusto.
Non sono più tornato a trovare questa piccola realtà vitivinicola che tanto mi ha donato in termini di esperienza di degustazione; ne ignoro totalmente il motivo ed è un vero peccato. Conto presto di rimediare per raccontarvi qualcosa in più circa l’attuale gestione aziendale. Nel mentre vi riporto le mie impressioni riguardo il Barbaresco Riserva Alivio 1998, tra i rossi che più mi hanno colpito negli ultimi due anni. La straordinarietà di Rocche di Barbari risiede nel fatto che affina i propri Barbaresco Riserva per un periodo che va dai cinque ai dieci anni. Non solo, anche il “semplice” Nebbiolo Primanebbia affina altrettanti anni a seconda della qualità del millesimo. Una scelta davvero ambiziosa. Soltanto chi è sicuro del proprio lavoro e della propria materia prima può ambire a tanto. Il vitigno nebbiolo in sé non basta per garantire longevità, sembra scontato dirlo ma occorre sempre dedicare tutte le attenzioni possibili in vigna e in cantina, oltre a saper interpretare al meglio i dettami dell’annata.
Veniamo al vino, che a 26 anni dalla vendemmia mostra una tinta granata luminosa con riflessi arancio a bordo bicchiere. Buon estratto. Dopo circa 30 minuti di ossigenazione, necessari quanto un buon libro durante le vacanze – almeno per quanto mi riguarda – affiorano ricordi di cuoio, tartufo, catrame, rabarbaro e il classico odore del vinile che tanto sta tornando di moda anche tra i giovani. Più passa il tempo e più il vino ingentilisce i toni olfattivi. Nell’ordine: amarena in confettura, canfora, viola appassita, una freschissima coltre balsamica e ancora suggestioni lievemente fumé di legna arsa e incenso. Un naso davvero stupendo, in continua evoluzione e privo di sbavature.
La parte olfattiva, seppur straordinaria, anticipa soltanto il vero asso nella manica di questo Barbaresco. Alludo ovviamente al gusto, in tensione continua tra grip tannica ancora percepibile, ma smussata dal tempo, freschezza sbalorditiva e una lunga scia sapida che mostra il potenziale dei vigneti di famiglia e rende il sorso praticamente interminabile. Oltre a tutto ciò, con molta più semplicità, posso aggiungere che è un vino davvero buono che ancor oggi berrei a secchiate. Cinque chiocciole strameritate. Menzione speciale per l’ottimo rapporto qualità prezzo.