Barbaresco Rabajà 2006

Degustatore: Roberto Giuliani Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 09/2010


Tipologia: DOCG Rosso
Vitigni: nebbiolo
Titolo alcolometrico: 14 %
Produttore: CORTESE GIUSEPPE
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 25 a 50 euro


Qualche settimana fa si interveniva su un post scritto su www.tipicamente.it dall’amico Raffaele del Franco, dal titolo “Il vino che salva la vita”. La questione nasceva dal fatto che da parecchi anni ormai (e con il digitale terrestre la questione si è ulteriormente amplificata) in televisione regnano i “serial”, che siano su medici, poliziotti, donne in carriera, casalinghe, cantanti, spie ha poca importanza, quello che conta è che queste serie propongono un format standardizzato e permanente, un po’ come accadeva con le soap opera. Raffaele faceva notare però come in molte di queste serie, soprattutto quelle d’azione e spionaggio, spunta sempre qualche bottiglia di vino, che sembra avere il potere di salvare da situazioni a rischio di vita. A questo punto Raffaele si domanda: “qual è il vino che potrebbe riportarmi in vita?”. Dai vari interventi è emerso che i Barolo sono fra i più gettonati, sebbene Raffaele stesso abbia citato anche il Pergole Torte di Montevertine e il Taurasi Radici di Mastroberardino, ambedue millesimo ’90. Qualcuno, infine, ha menzionato addirittura Scarpa ’71. Bene, io oggi ho aperto un Barbaresco, per la precisione il Rabajà 2006 di Giuseppe Cortese, e non ho dubbi che questo sia un vino grandissimo, di quelli che si vorrebbe avere sempre accanto per dare una svolta alla propria esistenza o almeno per rendere meno buie e difficili certe giornate. Ho conosciuto Piercarlo un anno fa, ebbi occasione di fare una straordinaria verticale dei suoi Barbaresco in compagnia di Franco Ziliani e Alessandro Franceschini, poi ho commesso il grave errore di non scriverne, preso da mille, troppe cose da fare. Ma oggi, quando ho visto questa etichetta poco appariscente, dal colore che ricorda la carta riciclata o quella con cui un tempo si avvolgevano le mitiche caldarroste e i lupini, eppure a mio avviso azzeccatissima per un cru fra i più straordinari di tutta la Langa, non ho avuto alcuna difficoltà a mettere da parte quasiasi impegno, ad isolarmi con lei e le opere pianistiche di Olivier Messiaen ed accendere tutti i miei sensi per raccontarvene, sicuro che per una buona oretta mi avrebbe salvato la vita. Eccolo qui, con quel caratteristico e affascinante colore granato appena puntellato da visioni rubine, tanto caro all’antico nebbiolo; mi basta accostarlo al naso per capire che ho davanti un piccolo capolavoro, intanto riguardo le foto che feci al vigneto, da casa Cortese si vede molto bene Cascina delle Rose. Dicevamo del bouquet, eleganza e finezza, sono ammaliato e sbalordito da tanta bellezza ed equilibrio espressivo: la rosa, la viola e il solanum, delicati accenni di un quadro dalle mille sfumature, come se l’artista giocasse alle alternanze di colore, di ombre e di luci, quasi lo sminuisco a dilungarmi sulle tonalità di lampone, ciliegia e mirtillo, quando la liquirizia è di suggestiva baldanza, il tabacco dà armonia, infusi terrosi e minerali ne arricchiscono la trama, e quanta balsamicità! Nel lungo ascolto si rivelano anche il rosmarino, l’alloro, la mentuccia… Bene ho fatto a tenerlo a riposo per quasi un anno intero, perché all’assaggio rivela già un grande equilibrio, il tannino finissimo si sta integrando perfettamente e il palato se ne giova, ritrovando un frutto vivo e carnoso, una vena sapida magnifica e profonda che si mantiene nel lungo, interminabile finale. Accidenti, perché di un vino così strepitoso si ha sempre una sola bottiglia?

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