Barbaresco Froi 2013
Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 12/2020
Tipologia: DOCG Rosso
Vitigni: nebbiolo
Titolo alcolometrico: 14,5%
Produttore: RIVETTI MASSIMO
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 25 a 50 euro
Correva l’anno 2017, da buon amante del nebbiolo in tutte le suo forme e virtù, ricordo di aver raggiunto un sabato di ottobre l’evento “Piacere Barbaresco”, come ogni anno del resto. Chi segue i miei articoli sa che amo visceralmente quest’area vitivinicola delle Langhe in provincia di Cuneo; ne ho parlato più volte raccontando storie di famiglie di vignaioli di Treiso, Neive, Barbaresco e parte di San Rocco Seno d’Elvio, i quattro comuni inseriti nel disciplinare di produzione.
Ho narrato storie di grandi realtà cooperative, importanti brand, vigneti, MGA (Menzioni Geografiche Aggiuntive), vini, cucina tradizionale e bellezze della natura circostante. Non sarà questa l’eccezione, perché durante l’evento citato, organizzato come sempre dall’ottimo staff dell’Enoteca Regionale del Barbaresco, ho conosciuto Massimo Rivetti, una persona che mi ha colpito molto in quella circostanza, per chiarezza d’intenti, idee e capacità di trasmettere questi valori nei propri vini.
Uno di questi è senza dubbio il “Froi” 2013, che ho deciso di stappare in questa fredda e umida giornata d’inizio inverno, condizione climatica ideale per gustare al meglio un grande vino piemontese a base nebbiolo. L’etichetta prende il nome della Casa essendo una selezione di più vigne situate intorno all’azienda, la stessa ad oggi possiede 25 ettari di vigneti coltivati interamente in regime biologico. Gli appezzamenti sono raggruppati intorno a tre cascine: Froi, Garassino e Palazzina. Nella prima, sita nel comune di Neive, si trova la cantina che sorge sulla collina Serraboella, una delle zone più rinomate del comprensorio vitivinicolo. Vigneti che vanno dai 35 ai 75 anni, sfalcio manuale per evitare ogni erbicida chimico, interessante l’utilizzo in semina di oltre 20 varietà diverse di erbe che contribuiscono ad aiutare la pianta evitando stress e fungendo, inoltre, da fertilizzanti naturali. Vengono utilizzati solo lieviti indigeni e i livelli di solforosa molto bassi, i vini rossi inoltre non vengono mai filtrati.
Il Barbaresco “Froi” 2013, affina in botte grande di rovere di Slavonia da 2500 L per due anni, più ulteriori 6 mesi prima della vendita. Figlio di un’annata definita media con punte d’estremo interesse riguardo alcune zone dell’areale vitivinicolo, soprattutto analizzando questa fase dal periodo d’imbottigliamento. Mostra una verve cromatica particolarmente vivace, chiara, un granato classico, caldo che ammicca al mattone-arancio, ma solo inclinando il bicchiere. Buona l’intensità al naso caratterizzata da una sinfonia di profumi incentrati sul frutto ancora croccante e goloso: mora di rovo, lampone, amarena, si alternano ad un floreale mai così nitido rispetto a questo millesimo; dunque rosa rossa e violetta cedono il passo ad un respiro balsamico di pino silvestre. La spezia è dolce e richiama le stagioni invernali: chiodo di garofano, noce moscata, cannella, ingredienti utilizzati per preparazione culinarie complesse che soprattutto in questo periodo danno il meglio, io personalmente le annuso spesso. Chiude, a distanza di un’ora dalla mescita, ingentilendosi sempre più, con ricordi di rossetto, tabacco in foglie e note di cenere, legna arsa.
In bocca è davvero stupendo, questa fase è caratterizzata da un assetto gustativo perfettamente in linea tra sapidità, freschezza e un tannino succoso che richiama la sensazione dolce acida del frutto.

Un vino lunghissimo che conquista senza strafare lasciando un ricordo nitido nella mente di chi lo degusta, ciò che mi aspetto sempre da un grande Barbaresco, indipendentemente dal comune di provenienza. Ottimo quanto originale l’abbinamento con piatto di gnocchi di zucca fatti in casa, avvolti in un sugo di funghi chiodini.