Badilante 2021
Degustatore: Roberto Giuliani
Valutazione: @@@@
Data degustazione: 12/2023
Tipologia: IGT Rosso
Vitigni: sangiovese
Titolo alcolometrico: 13,5%
Produttore: PODERE 414
Bottiglia: 750 ml
Prezzo medio: da 11 a 15 euro
Nei quasi 25 anni che ho dedicato a raccontare di vino, ho sempre lasciato uno spazio ampio a quelle bottiglie il cui prezzo è alla portata di gran parte degli adulti che dimorano nel nostro affaticato Paese. Forse oggi, ancor più che in passato, è piuttosto facile trovare un buon vino a poco più di 10 euro, questo consente di tenere “agganciata” quella fetta di umani che rischierebbe di andare perduta.
Se c’è una cosa che non riesco proprio a mandar giù è il fatto che gran parte delle bottiglie prodotte finiscono fuori dai nostri confini, spesso proprio perché il loro prezzo non consente a sempre più gente di potervi accedere. La birra vince anche per questo, sì certo la pubblicità e l’immagine della regina del luppolo sono meglio indirizzate ai giovani, ma anche il costo gioca una parte fondamentale.
Del resto fare vino è un investimento ben più oneroso, si è sottoposti alle bizzarrie climatiche, gli appezzamenti nelle zone giuste costano parecchio, gli impianti, i macchinari, la cantina, i dipendenti, l’enologo, l’agronomo, il cantiniere, il vetro, il sughero, la burocrazia e via discorrendo. Riuscire, quindi, a fare un vino meritevole a una cifra contenuta non è per niente semplice.
Simone Castelli, che ha preso la stessa strada enologica del babbo Maurizio, ha voluto dire la sua rilevando questo podere nel 1998, a cui l’Ente Maremma attribuì il numero “414” con la riforma agraria del 1960. Il suo amore per il sangiovese lo ha spinto a metterlo al centro dei suoi obiettivi, lo ha studiato, sperimentato, ha prodotto il Morellino di Scansano, ha percorso 25 stagioni seguendo una propria idea, correggendo il tiro quando serviva e oggi fa dei vini dalla beva davvero superba.
Come questo Badilante, dedicato al contadino che faceva uso del badile, ovvero quella pala in ferro dal manico di legno con cui lavorava faticosamente la terra: sangiovese in purezza proveniente da vigna ad alta densità d’impianto (da 6200 a 6500 ceppi/ha), la forma di allevamento prevalente è il doppio Guyot, i terreni sono in parte sabbiosi e leggeri, in parte argillosi e ricchi di scheletro, l’altitudine media delle vigne è di 230 metri.
La fermentazione parte dal pied de cuve di lieviti indigeni, in vasche di cemento termocontrollate e dura circa 18 giorni. Il vino continua il proprio affinamento prevalentemente in cemento.
Il risultato è puro piacere, le migliori qualità di quest’uva vengono esaltate: rubino vivace, ciliegia, lampone, viola, arancia rossa, speziatura delicata, leggera curcuma, cannella.
Bocca generosa e freschissima, tanto succo, tannino perfettamente integrato, il cosiddetto vino “di pronta beva”, ma il termine non mi ha mai entusiasmato perché può essere frainteso come “facile”, in realtà un un’interpretazione riuscita alla perfezione del sangiovese per la buona tavola, questo è sicuramente da tutto pasto, può accompagnare la maggior parte dei piatti tipici toscani, dalla “fettunta” di fegatini alle polpette di formaggio, dai pici all’aglione al piccione arrosto. Una goduria! Quattro chiocciole e mi sono trattenuto…