Armonico Bianco 2011

Degustatore: Roberto Giuliani Valutazione: @@@
Data degustazione: 07/2012


Tipologia: IGT Bianco
Vitigni: malvasia istriana, friulano, chardonnay
Titolo alcolometrico: 12,5 %
Produttore: LA BELLANOTTE – Azienda Agricola di Benassi Paolo
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 7,50 a 10 euro


Si fanno spesso accesi dibattiti sull’utilità o meno di dare un giudizio numerico ad un vino, o comunque una valutazione meno netta come la nostra che comprende un range di cinque punti per ogni chiocciola. A me vengono invece altre perplessità sul “metodo” che più o meno tutti applicano nel valutare i vini senza dare troppo peso alla categoria di appartenenza. Non ci vuole molto per accorgersi che la maggioranza di quelli premiati è sempre composta da vini di struttura e complessità, un po’ meno di eleganza e territorialità (anche se ora la corrente si è spostata a favore di quest’ultimo aspetto, non tanto per convinzione ma per la necessità di adeguarsi ai nuovi modelli di riferimento…). Probabilmente è giusto così, ma mi domando se non sarebbe più corretto confrontare i vini considerando anche il contesto in cui sono stati confezionati e per cui sono destinati. Per esempio l’Armonico Bianco fa parte di quella folta schiera di vini cosiddetti “base”, ottenuti magari da una produzione di uva più abbondante, a volte da vigne giovani, vinificati in tempi abbastanza brevi e non affinati in legno. Questa viene vista come una specie di penalizzazione, la qualità è “per forza” inferiore, ma a cosa? Non sarebbe più logico confrontare questi vini fra di loro e dare un giudizio adeguato alle loro possibilità? Ci sono vini base che sono davvero base, ovvero hanno da dire poco o nulla, ma ce ne sono altri a volte sorprendenti, per profumi, gusto, freschezza, ottimi compagni a tavola, addirittura in grado di spiazzare i fratelli maggiori. La forbice della valutazione non dovrebbe essere penalizzata, ridotta a pochi numeri, ma consentire nell’ambito della categoria altrettante possibilità. Resta ovviamente una mia riflessione da degustatore, senza alcuna pretesa. Tornando all’Armonico Bianco è certamente una sicurezza, e questo perché è una sicurezza l’azienda che lo produce, non c’è posto per vini banali, ciascuno ha un suo ruolo, non solo per quanto riguarda la fascia di prezzo, ma perché racconta comunque qualcosa del proprio mondo, del Friuli, di questa terra sorprendente, della gente che vi lavora e suda, ogni giorno, perché l’agricoltura non prevede pause né distrazioni. Colore acceso, quasi dorato, ricco di riflessi luminosi, bouquet garbato, flash floreali si alternano a note di erba limoncella, pesca, mela golden, mandorla. Al palato è sapido, venato di una bella freschezza, fruttatissimo e godibile, fa parte di quei vini che l’estate aspetta con ansia, accompagnatelo a linguine all’astice, crostini di pollo e verdure grigliate, sardelle al prezzemolo, uova all’occhio di bue.

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