Alto Adige Valle Isarco Aristos Sylvaner 2021
Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 12/2022
Tipologia: DOC Bianco
Vitigni: sylvaner
Titolo alcolometrico: 14%
Produttore: CANTINA VALLE ISARCO
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 17 a 23 euro
Sylvaner, terzo ed ultimo vitigno dal sapore prettamente altoatesino, meglio noto in Valle Isarco ed allevato praticamente da quasi tutte le Cantine del territorio assieme a grüner veltliner e kerner. Queste ultime due cultivar, e dunque vini, le abbiamo già viste nelle precedenti pubblicazioni relative a Kellerei Eisacktal, storica Cooperativa di Chiusa (BZ). Uva molto probabilmente originaria della Germania, in Alto Adige è stata introdotta a partire dal 1900; tra queste colline strappate alla montagna a nord-est di Bolzano, attraversate dal fiume Isarco, ha trovato un habitat particolarmente favorevole.
Il sylvaner predilige pendii non troppo alti, ben ventilati e soleggiati; viene allevato su terreni disgregati e ghiaiosi in grado di donare al vino austerità ed eleganza ragguardevoli e in parte assimilabili ad alcune etichette d’Oltralpe, tuttavia ben riconducibili al territorio altoatesino. L’etichetta in questione viene prodotta mediante l’utilizzo di uve in purezza allevate a circa 550 – 700 metri sul livello del mare. Le vigne, allevate a guyot con pendenza pari al 45%, sono esposte a sud-est su terreni alluvionali ghiaiosi contenenti diorite, poco profondi e ricchi di scheletro; la resa per ettaro è di 45 hl. Vendemmia manuale e svolta durante gli ultimi giorni di settembre, dopo un breve tempo di contatto con le bucce segue la pigiatura delicata. La fermentazione avviene a temperatura controllata e la maturazione per 10 mesi sulle fecce nobili, in parte in vasche d’acciaio e in parte in botti grandi. Veste un abito che va dal verdognolo al paglierino acceso, consistenza ed estratto di tutto rispetto.
Naso intenso e incentrato sulla freschezza della scorza di limone, mela Granny Smith e un eco lontano di zenzero. Nonostante ampi dibattiti in campo enologico sulla deriva dei “profumi minerali”, ritengo che questo vino rimandi inesorabilmente a tutto ciò che odori di terreno: pietra polverizzata, focaia e calcare, inoltre smalto accompagnato da piccoli fiori di malga leggermente appassiti; con lenta ossigenazione miele agli agrumi e timo limone. Un quadro olfattivo che cambia registro di continuo e a 24 ore dalla mescita sorprende per maggior fusione d’insieme, una sinfonia di elementi che si muovono cronometricamente.
In bocca la consueta morbidezza data dal vitigno è ben presto vivacizzata da una spalla acida prorompente, tanta coerenza di toni agrumati e un finale nettamente sapido che richiama per l’ennesima volta il territorio.
In questo caso siamo già a 5 chiocciole: è il vino attualmente più equilibrato dei tre proposti dalla Cantina; tuttavia è giusto ricordare che le gare in Alto Adige si vincono sempre sulla lunga distanza. Abbinamento consigliato: schlutzkrapfen (ravioli a forma di mezzeluna), ripieni di spinaci e ricotta, spadellati in burro di malga e Parmigiano Reggiano 24 mesi; piatto tipico della vicina Val Pusteria, tuttavia diffuso in tutta la regione del Tirolo.