Alto Adige Lagrein Tradition 2021
Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@
Data degustazione: 01/2023
Tipologia: DOC Rosso
Vitigni: lagrein
Titolo alcolometrico: 13,5%
Produttore: TERLANO – Cantina Terlano
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 16 a 20 euro
Un altro cavallo di battaglia di Cantina Terlano, storica cooperativa che prende il nome dal comune omonimo che la ospita, è il lagrein. Vitigno autoctono dell’Alto Adige, inizialmente si pensava potesse provenire dalla Val Lagarina; col trascorrere del tempo invece ci si è convinti che la suddetta cultivar possa derivare da Lagara, ovvero una colonia della Magna Grecia dove già a quei tempi di produceva il “Lagaritanos”.
Esistono al giorno d’oggi due biotipi che differiscono in quanto a dimensione e forma del grappolo. Considero il Lagrein un vino necessario all’interno dell’enologia italiana, ed il motivo è molto semplice: serve a traghettare i cosiddetti neofiti del vino, ovvero tutti coloro che hanno sempre e solo bevuto succhi di frutta, verso la cultura della nobile bevanda cara a Dio Bacco. La rotondità, il frutto accentuato e la piacevolezza sono le caratteristiche che più di tutte ammaliano coloro che approdano a questo mondo.
In Alto Adige però le esposizioni risultano notevoli e anche le altimetrie dunque le uve conservano sempre acidità, la stessa in grado di restituire freschezza al vino e dunque armonia; caratteristiche che ritrovo nell’A.A. Lagrein Tradition 2021. Resa pari a 63 hl/ha, vendemmia e selezione delle uve manuali, diraspatura degli acini e successiva fermentazione lenta a temperatura controllata, e movimentazione delicata del mosto in cisterne d’acciaio inox.
Fermentazione malolattica e affinamento per 7-10 mesi in botti di legno grandi, scelta che condivido appieno perché in grado di preservare l’essenza del frutto. Veste rubino calda a intensa, profondità di colore e nuances porpora; estratto di tutto rispetto.
Al naso è un tripudio di frutti “carnosi” e suadenti tuttavia privi di quell’eccessiva dolcezza che satura i recettori nasali: ricordi di marasca, alloro, more selvatiche e cacao su grafite e noce moscata; il legno è ben digerito e rilascia soltanto ricordi nobili.
In bocca è puro velluto che tenta di imitar la stoffa, esperimento riuscito perché una discreta grip tannica fa da contraltare alla morbidezza che contraddistingue da sempre il vitigno; chiude lungo e sapido con una spalla acida ben calibrata.
Quattro chiocciole abbondanti, è un vino perfetto in abbinamento a un piatto di pasta al forno alla siciliana, ennesima riprova di quanto sia per me importante riunire l’Italia a tavola.