Alta Langa Oudeis Brut Metodo Classico 2017
Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@
Data degustazione: 12/2021
Tipologia: DOCG Spumante
Vitigni: pinot nero 85%, chardonnay 15%
Titolo alcolometrico: 12,5%
Produttore: ENRICO SERAFINO
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 15 a 25 euro
Concludiamo la carrellata di nobili bollicine di Casa Enrico Serafino, storica Cantina di Canale d’Alba (CN), con l’Alta Langa Metodo Classico Brut Oudeis 2017. “Quando il gioco si fa duro i duri cominciano a giocare”, recita un vecchio adagio, in questo caso la difficoltà è principalmente una: realizzare un Metodo Classico equilibrato – dunque soprattutto fresco e slanciato – utilizzando solo uve vendemmiate nel 2017, annata tra le più calde del secolo.
Grazie all’esperienza in vigna e in cantina ci si può riuscire, ed Enrico Serafino – per rendere l’idea – produce bollicine metodo classico dal 1878, nelle stesse cantine sotterranee utilizzate ancora oggi per i propri Alta Langa DOCG. Oltre a tutto ciò ha giovato non poco il clima del mese di settembre ove le temperature, rispetto ai torridi mesi precedenti, sono diminuite sensibilmente con notevoli differenze tra temperature notturne e diurne, aspetto fondamentale per gli aromi dell’uva. Vendemmia manuale, resa in mosto fiore del 55%, l’intero processo si svolge senza l’utilizzo di coclee al fine di trattare le uve nel modo più delicato possibile.
Il mosto viene fatto fermentare in vasche d’acciaio inox a temperatura controllata e conservato per 6 mesi sulle fecce con frequenti bâtonnage. Prodotto secondo metodo classico con affinamento sui lieviti di 36 mesi, è un brut dosato 6 gr/L, 85% pinot nero e 15% chardonnay. Le vigne vengono allevate a guyot su terreni ricchi di calcare e argilla, secondo viticoltura sostenibile, sono ubicate nei comuni di Mango, Trezzo Tinella, Loazzolo, San Giorgio S., Vesime, Bubbio; hanno in media 15-25 anni d’età.
Irradia il calice grazie a una veste paglierino vivace resa ancor più luminosa da un perlage minuto e continuo, anche a diversi minuti dalla mescita, la recente sboccatura aiuta in tal senso. Al naso è lento a concedersi e soprattutto non è sfacciato, non satura istantaneamente i recettori olfattivi. Pian piano dischiude i suoi aromi rivelando un animo prettamente floreale e fruttato: biancospino e tiglio s’alternano all’agrume, un mix tra cedro e mandarino, ma anche uva spina, susina rossa e una nitida impronta che sa di calcare e smalto. In chiusura, con aumento di temperatura, erbe aromatiche quali salvia e maggiorana su miele di tiglio e frolla.
In bocca prevale nettamente il frutto opportunamente maturo, ravvivato qua e là dai rimandi agrumati e una lunga scia sapida che impegna senza strafare. Un sorso goloso, suadente, anche per via del perlage carezzevole tuttavia croccante; ciò che stupisce è il finale, marcatamente agrumato, fresco, lascia la bocca pulita pronta a ricevere l’ennesimo sorso. Bottiglia amabilmente pericolosa: in due, a cena, evapora in men che non si dica. Perfetto l’abbinamento su un rombo chiodato al forno con patate e rosmarino.