Aglianico del Vulture Superiore Alberi in Piano 10th 2019
Degustatore: Roberto Giuliani
Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 07/2022
Tipologia: DOCG Rosso
Vitigni: aglianico
Titolo alcolometrico: 14%
Produttore: CANTINA IL PASSO – di Grimolizzi Raffaele
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 25 a 35 euro
Era l’aprile del 2016 quando per la prima volta abbiamo raccontato l’Aglianico del Vulture della famiglia Grimolizzi di Barile (PZ), ci colpì molto il fatto che fosse l’unico vino aziendale, decisamente in controtendenza rispetto alla maggior parte dei produttori, che a volte fanno fin troppe tipologie per conquistare maggiori fette di mercato.
Nonostante Raffaele abbia raccolto il testimone dei suoi avi nel 2009, la filosofia è rimasta sempre la stessa: dare assoluta priorità al vitigno simbolo del territorio lucano, nessun compromesso, piuttosto ricavare dalle vigne il meglio possibile e concentrarlo in un solo vino.
Così siamo arrivati all’annata 2019, che giustamente testimonia con “10th” i dieci anni di vita. L’Aglianico del Vulture Superiore Alberi in Piano prende il nome dalla contrada in cui tutto ha avuto inizio, quando Francesco Grimolizzi a fine ‘800 acquistò la masseria. Allora l’attività agricola era incentrata sulla coltivazione di ulivi e cereali, ma dal 2012, con Raffaele, si è aggiunta l’attività enologica, realizzando una cantina scavata in una grotta di roccia vulcanica. Trovandosi sul percorso dell’Appia Antica (che per arrivare a Brindisi passa proprio da qui), non potevano mancare testimonianze storiche, come il Sarcofago di Rapolla (oggi nel Castello di Melfi), che in epoca romana doveva essere trasportato fino a Roma per la sepoltura di una nobildonna romana, su richiesta del marito, ma il convoglio fu attaccato, credendo che all’interno del sarcofago (che pesa più di 7 tonnellate) ci fossero oro e gioielli. Non trovando nulla lo abbandonarono ed è rimasto lì, in Contrada Alberi in Piano per secoli.
Il vino, classe 2019, è stato seguito sin dalla prima annata, dall’enologo Fabio Mecca, che proprio quest’anno ha vinto l’ambito Premio Gambelli, istituito 10 anni fa dall’associazione ASET e dal gruppo di cui faccio parte, Garantito IGP.
La 2013 aveva già dimostrato ampiamente le sue doti, oggi lo ritrovo ancora più coinvolgente, i profumi sono davvero invitanti e richiamano un bel ventaglio di frutta rossa, lampone, amarena, prugna, ma anche guizzi floreali e toni di mirto, ginepro, venature pepate.
Al palato è, se posso dire, un esempio di grande equilibrio e pulizia, con una verve salina e fresca che sorregge un impianto solido e ben rifinito, testimoniato da una trama tannica importante che non taglia le gengive, ma si fonde già molto bene con l’abbondante frutto guarnito di spezie. Il finale intensifica il flusso con note di cioccolato fondente e liquirizia dolce, senza mai dare alcun cenno di pesantezza. Gran bel vino.