Vermentino di Sardegna Filare 2021
Degustatore: Roberto Giuliani
Valutazione: @@@@
Data degustazione: 10/2025
Tipologia: DOC Bianco
Vitigni: vermentino
Titolo alcolometrico: 14%
Produttore: JERZU ANTICHI PODERI
Bottiglia: 750 ml
Prezzo medio: da 19 a 22 euro
Sono cambiate tante cosa da quando è nata questa storica cooperativa fondata da Josto Miglior nel lontano 1950, con 18 soci iniziali, oggi ne conta oltre 400 con una produzione di 1 milione e mezzo di bottiglie da 450 ettari; spesso si sottovaluta l’importanza di una cantina sociale, ma in un territorio così difficile, dove la vita contadina era segnata dalla sofferenza e dalle incertezze economiche, la sua nascita ha dato un contributo enorme a tutta la categoria, non solo a Jerzu ma in tutta l’Ogliastra. Oggi i suoi vini sono conosciuti in gran parte del pianeta, e la qualità è sempre migliore anno dopo anno.

Il Vermentino di Sardegna Filare fa parte di una linea dedicata a Maria Lai, nativa di Ulassai (NU), artista talentuosa famosa per le sue opere tessili e scomparsa nel 2013 a 93 anni, alla quale è stato dedicato un Museo d’Arte Contemporanea inaugurato nel 2006 sulle fondamenta dell’ex stazione ferroviaria di Ulassai.
L’etichetta, che riprende in rilievo un’opera dell’artista, è a mio avviso una delle più belle degli ultimi anni, c’è un legame profondo tra il lavoro femminile alle macchine tessili e quello in campagna tra i filari, e quest’immagine lo rappresenta alla perfezione.
Il Filare nasce da una vigna di 4 ettari collocata a circa 300 metri di altitudine, le piante hanno un’età media di trent’anni con una densità di 4500 ceppi/Ha e una produzione che si attesta sui 70 quintali per ettaro; le radici prendono nutrimento in un terreno franco-sabbioso di origine granitica. Già in fase vendemmiale (mediamente nella prima decade di settembre) vengono selezionati i grappoli migliori, le uve vengono poste in pressa intere e sottoposte a macerazione a freddo per circa 6-8 ore. Successivamente si avvia la pressatura soffice, con una resa del 50%. Decantazione a freddo in acciaio inox, il mosto fiore ottenuto inizia la fermentazione e ma maturazione in botti di rovere francese da 30 ettolitri, dove rimane sulle fecce fini da settembre a giugno. Il percorso termina con un affinamento in bottiglia di almeno nove mesi.

Nel calice mostra un colore giallo paglierino di media intensità, accostato al naso la prima sensazione che hai è data dalla freschezza dei profumi, nonostante i 4 anni dalla vendemmia affiora chiara una nota agrumata vivace su una base leggermente boisé, seguono poi percezioni floreali e di erbe spontanee, accenti iodati e minerali.
L’assaggio è in linea con quanto percepito al naso, la freschezza emerge con ulteriore vigore, il frutto raggiunge anche figurazioni esotiche, c’è sale ed energia; ecco un esempio di quanto sia importante proporre i nostri bianchi dopo qualche anno, le cose spesso cambiano radicalmente rivelando quelle qualità che la gioventù spesso nasconde. Quattro chiocciole che guardano all’insù.
Nota a margine: la bottiglia vuota pesa 656 grammi, una buona scelta ma si può fare ancora meglio e scendere sotto i 400, l’ambiente ne sarebbe felice.