Vino Nobile di Montepulciano 2021
Degustatore: Roberto Giuliani
Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 09/2025
Tipologia: DOCG Rosso
Vitigni: sangiovese
Titolo alcolometrico: 14%
Produttore: DE’ RICCI
Bottiglia: 750 ml
Prezzo medio: da 24 a 28 euro
Ho conosciuto Nicolò Trabalzini un paio d’anni fa in occasione della consueta anteprima del Vino Nobile di Montepulciano. Devo dire che mi ha suscitato subito una grande simpatia, ho approfittato per andare a visitare l’azienda e sono rimasto affascinato dalle cantine storiche di cui è dotata, una vera cattedrale per l’affinamento dei vini, fondata nel lontano 1337 quando tutto ha avuto inizio.
Assaggiai buona parte dei vini, che confermarono le mie impressioni avute con il Nobile 2020 durante l’anteprima; De’ Ricci presenta sempre il Nobile con un anno di ritardo, infatti era il momento dei 2021, questa scelta è ragionata, i vini devono uscire dalla cantina quando è il momento giusto, pazienza se sono “disallineati” rispetto agli altri. Quest’anno, invece, ha presentato il 2021, che mi ha subito colpito per generosità di frutto, finezza tannica e un’eleganza davvero notevole; riassaggiarlo quasi sette mesi dopo mi incuriosisce molto.
Sangiovese in purezza, con una produzione in vigneto che si aggira sui 45 quintali per ettaro, subisce una macerazione per 22 giorni, affina in tonneaux e botti da 20hl per 15 mesi, cui seguono almeno 9 in bottiglia. Chiusura con tappo tecnico, scelta ormai molto diffusa.

Ecco, basta immergersi nei profumi per rendersi conto che l’elemento che domina è l’eleganza, immediata, la qualità del frutto, del richiamo floreale, l’incredibile nota di mandarino, il sottile flusso pepato, sono tratti incantevoli di un sangiovese di altissimo rango. Non mi capita spesso di imbattermi in un Nobile dalle caratteristiche così raffinate, nate per dare piacere ai sensi, un viaggio che trova ulteriore conferma al primo sorso, sapido, sinuoso, con quella giusta tensione che non è rigidità ma slancio, l’espressione in vino di un perfetto volteggio di Sofia Raffaeli.
Ora, il punto è che non so come faccia ad essere così buono, non è una selezione come il Soraldo, eppure ha un carattere che lo destina a una somma goduria, chiama a viva voce la nana di Giorgio Vasari, ovvero l’anatra arrosto, perché un vino elegante ma con il giusto piglio, dà il meglio di sé proprio con un piatto intenso e stimolante come questo. Cinque chiocciole a occhi chiusi (ma sensi molto, molto aperti!).