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Montefalco Sagrantino Fortunato 2018

Degustatore: Roberto Giuliani
Valutazione: @@@@@
Data degustazione:
06/2025


Tipologia: Docg Rosso
Vitigni: sagrantino
Titolo alcolometrico: 16,5%
Produttore: VALDANGIUS
Bottiglia: 750 ml
Prezzo medio: da 55 a 65 euro


Chiudiamo il racconto della cantina di Danilo Antonelli con il prodotto che innegabilmente rappresenta più di ogni altro il vino simbolo aziendale, del territorio montefalchese e, per fama, di tutta l’Umbria: il Sagrantino.
Si chiama Fortunato, infatti è dedicato al nonno di Danilo, e ha un carattere indubbiamente forte, assertivo; proviene da viti allevate a cordone speronato, con una densità di 4300 ceppi per ettaro e una produzione davvero contenuta di poche migliaia di bottiglie. La vendemmia viene effettuata molto avanti, anche per permettere ai tannini abbondantemente presenti nei vinaccioli e nella buccia di maturare a sufficienza per evitare eccessi di aggressività, parliamo di fine ottobre/primi di novembre. Importante la macerazione in cantina, a cappello sommerso per circa un mese, un lungo contatto con le bucce per garantire l’apporto di tutte le sostanze che questa varietà è in grado di offrire. Seguono 12 mesi in barriques di rovere da 2,25 ettolitri e 18 mesi in botti di acciaio non utilizzando lieviti, ma solo fermentazioni spontanee; a fine processo il vino affina in bottiglia per almeno 6 mesi.

Montefalco Sagrantino Fortunato 2018 Valdangius

Una volta versato nel calice si rimane immediatamente sorpresi dall’intensità del colore, un rubino profondo e quasi impenetrabile che testimonia sia la materia colorante di cui dispone l’uva, sia l’ottima estrazione ottenuta con il cappello sommerso.
Accostato al naso rivela un profumo articolato, dove i cenni boisé non sono invasivi ma utili a fornire sensazioni di morbidezza a una trama orientata sulla prugna in confettura, ma anche altri frutti come mora e mirtillo, poi arrivano il cioccolato fondente, la liquirizia, cenni di foglia di tabacco, su una base sottilmente balsamica.
All’assaggio è sorprendente per intensità e persistenza, la forte componente alcolica (ben 16,5 gradi) ha raggiunto i livelli di un Amarone, ma sinceramente riesce a integrarsi molto bene con una materia fitta e profonda. Il tannino è gestito benissimo, non disturba, emergono note mentolate, cenni di caffè, potrei continuare a lungo perché il vino non è affatto statico e conserva la freschezza necessaria a dargli movimento, evitando pesantezze che ne avrebbero alterato la piacevolezza. Non è un vino che si può bere a grandi dosi proprio per la sua forza alcolica, ma merita cinque chiocciole per l’ottima interpretazione e una qualità decisamente elevata. Non teme l’invecchiamento per almeno vent’anni.

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