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Valpolicella Superiore Brolo dei Giusti 2015

Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 02/2025


TipologiaDOC Rosso
Vitigni: corvina veronese, corvinone, rondinella
Titolo alcolometrico: 14,5%
Produttore: CANTINE DI VERONA
Bottiglia: 750 ml
Prezzo medio: da 38 a 44 euro


Qualche mese fa abbiamo iniziato a parlare della linea di vini denominata Brolo dei Giusti, proposta da Cantine di Verona. La nota cooperativa veneta è nata nel 2021 e ingloba realtà storiche quali: Cantina Valpantena, Cantina di Custoza e Cantina Colli Morenici. Il territorio in questione comprende le acque del lago di Garda e le colline della Valpolicella. Quest’ultima è la protagonista del vino che mi appresto a degustare. Il Brolo dei Giusti è un’etichetta che a mio avviso evoca un’immagine poetica. Alludo alla figura dell’agricoltore che, alla fine di una giornata di lavoro, siede sulla marogna (muretto a secco) a contemplare il suo operato, immerso nella geometria delle vigne e nella bellezza della natura fuori e dentro il Brolo. Il vino in questione deriva da un’annata tutto sommato regolare, indubbiamente calda pur tuttavia lontana anni luce dai picchi di afa e siccità riscontrati durante alcune vendemmie successive.
Vede l’impiego di uve corvina veronese, corvinone e rondinella allevate con passione e cercando di salvaguardare l’ambiente circostante. In vigna il diserbo chimico è assente, sostituito da lavorazioni meccaniche del sottofila e lotta integrata agli infestanti mediante confusione sessuale. La defogliazione avviene a fine giugno e la potatura invernale a metà febbraio. Le uve vengono vendemmiate e selezionate, dopo la pigia-diraspatura il vino affina sei mesi in botti di rovere dove completa la fermentazione malolattica. Segue il riposo in bottiglia, in questo caso durato circa otto-nove anni.
Rubino con evidenti riflessi granata a bordo calice, mostra una consistenza invidiabile. Il prolungato affinamento in cantina ha fatto sì che i classici profumi di frutti di bosco e spezie dolci, riconducibili alle uve sopracitate, qui appaiano soffusi e in perfetta sinergia tra loro; privi di quell’esuberanza che talvolta satura i recettori olfattivi appesantendone il profilo. Con lenta ossigenazione emergono ricordi di croccante alla mandorla e viola lievemente appassita, impreziositi da sbuffi mentolati ed effluvi minerali in richiamo al sottobosco. Gran bella evoluzione anche a 24 ore dalla mescita, risulta un vino assolutamente privo di cessioni a 360°. Lo dimostra anche in bocca, grazie ad un tannino setoso pur tuttavia percettibile che vivacizza l’insieme, corroborato da una freschezza invidiabile e un allungo salino da fuoriclasse. Gran bel vino davvero che merita cinque chiocciole e un buon piatto in abbinamento: lepre in civet con purè di patate.

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