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Bianco Fornacelle 2022

Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@
Data degustazione: 01/2025


Tipologia: IGT Bianco
Vitigni: sémillon
Titolo alcolometrico: 13,5%
Produttore: FORNACELLE
Bottiglia: 750 ml
Prezzo medio: da 20 a 25 euro


Il secondo ed ultimo bianco presentato dall’azienda vitivinicola Fornacelle di Castagneto Carducci (LI) è, questa volta, un sémillon in purezza. L’azienda crede tantissimo nelle peculiarità della nota cultivar francese allevata nelle colline di Bolgheri. Tra questi dolci rilievi, adiacenti alla bella e affascinante Costa Toscana – all’altezza della provincia di Livorno – è in grado di offrire vini suadenti, sobri, ricchi di sapidità grazie ai suoli sabbiosi che contengono depositi marini. Osservando bene l’etichetta è impossibile non rimanere colpiti dall’armonia cromatica. Trattasi di un dipinto a olio su juta dal titolo “I campi” dell’artista Franco Menicagli.
Questa volta l’annata 2022, al contrario della 2023, ha dato del filo da torcere ai vignaioli toscani e non solo. Afa, caldo torrido e siccità hanno caratterizzato il millesimo, soprattutto nella fase vegetativa e di vendemmia. Soltanto chi ha vissuto in simbiosi col vigneto è stato in grado di portare in cantina uve sane e con livelli di acidità adeguati. Le vigne hanno 18 anni d’età e sono situate in pianura, lungo la nota Strada del Vino di Bolgheri; sono caratterizzate da una densità d’impianto pari a 7.000 ceppi per ettaro, il sistema di allevamento prescelto è la classica potatura a Guyot. Vinificazione in barrique di rovere francese, la fermentazione dura trenta giorni. Il vino invecchia nel medesimo contenitore sui lieviti di fermentazione e sulle fecce nobili per circa sei mesi. Un altro mezzo anno di riposo in bottiglia prima della vendita. Produzione: 4.000 bottiglie.
Paglierino intenso, caldo, riflessi oro; ritrovo un vino ricco di estratto. Questa volta affiorano profumi che rimandano alla spezia dolce, ad un boisée appena accennato che incontra il frutto “carnoso”. Nell’ordine: melone d’inverno, mela renetta, mimosa e tiglio lievemente appassiti; in chiusura una scia salmastra impreziosisce l’insieme. A mio avviso qualche anno in più di cantina lo renderà ancor più armonioso.
Lo si evince anche assaggiandone un sorso, poiché la sapidità in questa fase scalpita e gli aromi dati dal legno hanno la meglio su tutta una serie di sfumature che sono certo verranno fuori con un altro po’ di riposo. La materia c’è ed è un fatto insindacabile. Diamogli solo tempo. Quattro chiocciole. Pollo al curry.

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