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Langhe Nebbiolo Claré J.C. 2023

Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@
Data degustazione: 12/2024


Tipologia: DOC Rosso
Vitigni: nebbiolo
Titolo alcolometrico: 14%
Produttore: G.D.VAJRA
Bottiglia: 750 ml
Prezzo medio: da 15 a 20 euro


Il Claré J.C. è prodotto seguendo gli appunti del 1606 di Gian Battista Croce, gioielliere di Casa Savoia. Un vino che è come una macchina del tempo capace di proiettarci in un’epoca in cui il Nebbiolo si beveva fresco, abboccato e con una leggera effervescenza. Un vino per gente con uno spirito giovane e curiosa del passato del Nebbiolo”. Con queste parole Giuseppe Vaira, seconda generazione della famiglia insieme ai fratelli Francesca e Isidoro, presenta il Claré J.C. Langhe Nebbiolo 2023. Un vino che va ad aggiungersi ad una già nutrita gamma di etichette, che anno dopo anno mostrano una costanza qualitativa ragguardevole. D’altronde chi conosce bene Aldo Vaira, il fondatore dell’omonima cantina situata in frazione Vergne, a circa 3 km rispetto al centro di Barolo, avrà ben poco di cui meravigliarsi. Il suo carattere istrionico lo porta a non accontentarsi mai e a voler percorrere la materia del vino a 360°, spirito che ha trasmesso anche ai propri figli, ripercorrendo la tradizione e studiando nuovi modi per far brillare sempre più un territorio già grande. Alludo, soltanto a titolo d’esempio, al suo encomiabile lavoro svolto sul riesling e ovviamente alle cultivar autoctone di Langa.
Tra queste vi è senza dubbio l’uva nebbiolo, allevata e vinificata in purezza, che mediante il vino denominato Claré J.C. 2023 ritrova una veste fresca ed un profilo ancor più spigliato. La famiglia Vajra si è ispirata all’antico metodo di vinificazione utilizzato in Piemonte nel XVII secolo. Un prodotto imbottigliato immediatamente dopo la fermentazione così da mantenere un finale scorrevole e una piacevolezza di beva in grado di soddisfare, a mio avviso, i palati meno esperti tanto quelli più esigenti. L’idea è nata nel 2013 quando Giuseppe Vaira, nei diari di Thomas Jefferson ritrova il riferimento a un viaggio in Piemonte del 1787. Tra le pagine rimane colpito da una descrizione del vino Nebbiolo assaggiato dallo stesso Jefferson – dolce come il setoso Madeira, astringente al palato come il Bordeaux e vivace come lo Champagne –    Queste parole suscitano alcune domande chiave nello sviluppo del progetto enologico del Claré J.C.: ci si chiede se l’effervescenza dell’antico Nebbiolo sia intenzionale oppure dovuta alle rudimentali tecniche di fermentazione del tempo. A rispondere a questi interrogativi vengono in aiuto i protocolli di vinificazione di Giovanni Battista Croce, gioielliere di casa Savoia e grande appassionato di vini, pubblicati nel 1606. Grazie a questi altri scritti, Giuseppe Vaira coglie l’essenza dei vini del tempo: più leggeri e lievemente mossi per scelta.
Veniamo al vino, prodotto mediante uve nebbiolo vendemmiate tra il 27 settembre e il 6 ottobre. Circa un quinto delle uve hanno fermentato a grappolo intero. Breve affinamento in acciaio prima dell’imbottigliamento. Veste color rubino vivace, media consistenza. Lo avvicino al naso, piuttosto esuberante, e vengo rapito dalla coerenza dei sentori riconducibili al Dna del vitigno. Nell’ordine: violetta, frutti neri di bosco tra cui ribes e lampone – “croccanti” qui più che mai – scorza d’arancia rossa, pepe nero e un ricordo di caramella gommosa alla liquirizia. Ne assaggio un sorso e ritrovo gran parte degli aromi percepiti mediante retronasale, scorrevolezza, succo, digeribilità e quel tocco pétillant – appena accennato – che stimola la salivazione e appaga. Un vino che accompagna egregiamente formaggi a pasta molle di media stagionatura, anche di capra, e salumi con tendenza grassa notevole. Alludo ad esempio al tipico salam d’la duja novarese. Quattro chiocciole abbondanti.

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