Etna Bianco DeAetna 2022
Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@
Data degustazione: 07/2024
Tipologia: DOC Bianco
Vitigni: carricante 80%, catarratto 15%, minella 5%
Titolo alcolometrico: 13,5%
Produttore: TERRA COSTANTINO
Bottiglia: 750 ml
Prezzo medio: da 20 a 25 euro
Apriamo le danze in casa Costantino mediante un calice di Etna Bianco DeAetna 2022. Il curioso nome di questo vino, ispirato al titolo di un opuscolo latino datato 1550, vuol mostrare la sacralità dell’universo enologico. Il testo, scritto in forma di dialogo, racconta le gesta di Pietro Bembo, scrittore veneziano che decide di raggiungere la cima del vulcano al ritorno dal suo soggiorno a Messina presso Costantino Lascaris. Il DeAetna è una sinfonia letteraria composta da classicità e misticismo storico. La descrizione e lo studio del territorio etneo, ivi compresa l’attività del celebre vulcano, un affascinante parallelismo che mostra la classe e la vigoria dei vini prodotti tra le terre laviche del comune di Viagrande (CT); dove ha sede l’azienda Terra Costantino.
Le uve che danno vita al vino in questione crescono rigogliose in Contrada Blandano e Contrada Cannarozzo, nel versante sud – est dell’Etna. Assemblaggio di uve carricante 80%, catarratto 15% e minella 5%; maturazione e raccolta manuale durante l’ultima decade di settembre. Vigne ventenni ubicate a 450-550 m.s.l.m., notevoli sbalzi di temperatura tra giorno e notte. I terreni sono composti prevalentemente da sabbie di matrice vulcanica. La resa ceppi/ettaro è pari a 6500, allevati a spalliera, alberello e cordone speronato. Il mosto, ottenuto da pressatura diretta dopo una chiarifica statica a freddo, viene fatto fermentare a temperatura controllata di 14°-16°C. Affinamento svolto esclusivamente in acciaio. Ogni anno vengono prodotte in media circa 15.000 bottiglie.
Si presenta in veste color paglierino vivace, solare; estratto considerevole. Il respiro è piuttosto intenso, intriso di frutti croccanti e fiori freschi-dolci: pesca nettarina, tiglio, zagara e scorza di cedro. Trascorsi 15 minuti dalla mescita, l’impronta marcatamente minerale si fa sentire, allorché suggestioni di pietra focaia, metallo caldo e guizzi balsamici completano il quadro olfattivo. Quest’ultimo risulta sempre vivo e cangiante.
Nonostante l’annata torrida il vino riesce ad imprimere un ricordo di piacevolezza, palesando assenza di peso e slancio; l’agrume torna a farsi sentire corroborato da un’impronta sapida che mostra il carattere delle vigne. Quattro chiocciole abbondanti. Pasta “che masculini” (acciughe) alla catanese.