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Collio Friulano 2022

Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@@
Data degustazione:
10/2023


Tipologia: Doc Bianco
Vitigni: friulano
Titolo alcolometrico: 14%
Produttore: RONCO BLANCHIS
Bottiglia: 750 ml
Prezzo medio: da 15 a 20 euro
Vino Bio: 


“Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare.” Mai citazione fu più azzeccata. Il Friulano è un duro, l’ha dimostrato nella nota diatriba contro gli ungheresi che hanno avuto la meglio sul nome Tocai. Se da una parte dunque n’è uscito sconfitto, dall’altra oggi possiamo leggere in etichetta il nome di un vitigno che orgogliosamente vanta il proprio luogo di appartenenza, la propria regione, il Friuli. Una terra straordinaria popolata da persone ostinate, caparbie, che hanno imparato nel corso dei secoli a difendersi dalle molteplici invasioni; ricordiamo ai più che è una terra di confine situata nell’estremo nord est dell’Italia. Quando bevo un bicchiere di Friulano ripenso a tutto ciò e non posso che stimare le Aziende come Ronco Blanchìs, proprietà della famiglia Palla, che puntano molto sul suddetto vitigno capace di evolvere nel bicchiere, e a distanza di anni, come pochi. Senza andar troppo lontano il Collio Friulano 2022 che mi appresto a degustare riassume perfettamente la mia tesi e i motivi sono molteplici.
Il millesimo in questione è stato indubbiamente uno dei più caldi degli ultimi anni, tuttavia, essendo il friulano una varietà autoctona tra le più importanti della regione, ha sopportato bene l’andamento climatico e nella collina di Blanchis è riuscito ad esprimersi con originalità ed il solito carisma che lo contraddistingue. In merito a quest’ultimo aspetto occorre fare una precisazione: l’uva è stata leggermente attaccata in modo del tutto naturale dalla muffa nobile (botrytis cinerea) che ha implementato, in termini di complessità, l’insieme. Il suolo da queste parti è ricco di argilla e marne eoceniche, la resa è pari a 60 quintali per ettaro, il guyot la forma d’allevamento prescelta. Affina sei mesi in acciaio prima della messa in vendita, sono state prodotte 9.000 bottiglie.
Paglierino solare, ricco di luminosità ed estratto. Al naso è un tripudio di frutti dolci estivi, tra cui nespola e melone cantalupo, cui fa eco un ricordo di nocciola e scorza di cedro; lunga scia salmastra in chiusura che richiama in parte la salsedine e in parte il calcare. Straordinaria evoluzione a 24 ore dalla mescita, giungono suggestioni di miele millefiori e una punta di zafferano.
In bocca è piuttosto dritto, verticale, freschezza in primo piano tuttavia ammorbidita da curve sinuose date dal frutto opportunamente maturo; già piuttosto equilibrato nonostante la giovane età. Buon potenziale evolutivo a mio avviso, cinque chiocciole sin da ora non si discute. In abbinamento risotto alla pescatora, un piatto ormai caduto nell’oblio dei ricordi tuttavia particolarmente centrato in questo caso.

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