Barbera del Sannio 2020
Degustatore: Roberto Giuliani
Valutazione: @@@@
Data degustazione: 06/2023
Tipologia: DOCG Rosso
Vitigni: barbera (camaiola)
Titolo alcolometrico: 13%
Produttore: MONSERRATO 1973
Bottiglia: 750 ml
Prezzo medio: da 16 a 20 euro
Ancora una volta ci troviamo di fronte a un caso di confusione ampelografica, le ragioni per cui il terzo vitigno più diffuso nel Sannio si chiami “barbera” (ma si trova anche nei Campi Flegrei e in altre zone della Campania) hanno origini lontane, in tempi in cui non si avevano le tecnologie per andarne a studiare il DNA. Oggi è ormai chiaro che con la barbera piemontese non ha nulla a che vedere, ma si tratta del “camaiola”, una varietà tintora, dal colore intenso e profondo, fruttatissima e poco tannica.
Insomma, dopo anni di studi e ricerche, finalmente il primo luglio del 2021 la camaiola è ufficialmente entrata nel Registro Nazionale delle varietà di vite con il codice 938; nel 2022 sono state prodotte nei vivai 15.333 barbatelle di camaiola, a dimostrazione che il vitigno è molto richiesto.
Con le nuove annate ci sono già molti produttori che mettono in bella vista, in etichetta, il nome “Camaiola”.
Ma veniamo alla 2020 proposta dall’azienda Monserrato 1973, le uve provengono da una specifica particella della tenuta di Benevento a pochi passi da Pietrelcina, il vigneto è condotto con tecniche agronomiche a basso impatto ambientale. Dopo la diraspatura e una leggera pigiatura degli acini integri, il mosto viene trasferito in serbatoi di acciaio inox per la fermentazione alcolica con macerazione delle bucce per 8/10 giorni; come da prassi seguono la svinatura, la decantazione e i travasi; la fermentazione malolattica si svolge parte in anfora e parte in acciaio, contenitori mantenuti anche per la fase di affinamento che dura 8 mesi. A fine primavera dell’anno successivo alla vendemmia il vino viene imbottigliato.

Come potete vedere dall’immagine, il colore è davvero intenso, rubino-violaceo impenetrabile (foto fatta in pieno solo alle ore 12), il profumo decisamente caratteristico, un gioco di rose, frutti rossi e toni vegetali (fra cui affiora quella che potrebbe diventare in futuro foglia di tabacco), una trama olfattiva gioiosa, che stimola l’assaggio, dove dichiara senza mezzi termini il trionfo di frutta che invade le pareti della bocca, la vena acida fornisce la giusta spinta al sorso donandogli una trascinante energia.
Un vino che non ha tracotanza né pomposità, è davvero un esempio perfetto di quello che ci vuole a tavola, tanto più grazie a un’alcolicità giusta, che non sfora i 13 gradi.
Da provare con la mitica “scarpella” di Castelvenere, un timballo di pasta con uovo, salsiccia e formaggio vaccino.