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Trentino Marzemino 2020

Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@
Data degustazione: 11/2022


Tipologia: DOC Rosso
Vitigni: marzemino
Titolo alcolometrico: 12,5%
Produttore: LETRARI
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 15 a 20 euro


Nonostante le temperature quest’anno non vogliano sentirne di allinearsi al periodo autunnale, ho deciso ugualmente di iniziare il mio approfondimento dedicato ai vini rossi di Letrari, solida Cantina di Rovereto (TN) che oggigiorno vede al timone l’istrionica Lucia, enologa e grande amante del Trentino, la sua terra natia.
Chi segue Lavinium, e di conseguenza le recensioni che ogni giorno pubblichiamo, ricorderà l’approfondimento di quest’estate dedicato a cinque spumanti della gamma Trentodoc di Casa Letrari; quest’ultima categoria di vini è il fulcro e cuore pulsante dell’Azienda, ho anche provato a scrivere “core business” ma ho subito cancellato, è più forte di me. Scherzi a parte Lucia come del resto suo padre, il compianto Leonello fondatore di Letrari, crede tantissimo nel potenziale dei rossi prodotti tra queste colline circondate dalle montagne trentine.
Iniziamo dunque con il vitigno a bacca rossa più rappresentativo della Vallagarina, area vitivinicola attorno a Rovereto, ovvero il marzemino. La suddetta cultivar ha grappoli piramidali piuttosto lunghi, compatti e alati. Gli acini sono sferici, di media dimensione la buccia è piuttosto fine e resistente, pruinosa, la colorazione è blu tendente al nero; le foglie inoltre d’estate assumono una colorazione rosso violacea. Le vigne sono situate sulle colline che abbracciano il comune di Rovereto, caratterizzate da buone esposizioni e suoli poveri e rocciosi. Vinificazione piuttosto classica e affinamento in serbatoi d’acciaio inox, lo scopo è preservare integri tutti gli aromi dell’uva marzemino, la sua leggiadria e piacevolezza contrapposta al potenziale di queste terre.
Versato all’interno del calice mostra una verve cromatica accattivante, vivace, un bel rubino acceso con riflessi violacei. Naso indubbiamente generoso dove frutti neri di bosco e viola mammola aprono le danze, fa eco un ritorno speziato piuttosto dolce, tra la cannella e il chiodo di garofano, con incursioni di tabacco in foglie e terriccio bagnato.
Riempie il palato nel vero senso della parola, è la rotondità a colpire vivacizzata da lampi di acidità notevoli e un retronasale coerente a quanto percepito al naso; sorso piacevole, goloso, abbinato ad un buon tagliere di salumi locali non smetterei mai di berlo. Quattro chiocciole, iniziamo bene non c’è che dire.

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