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Cisterna d’Asti Superiore Santa Lucrezia 2018 Tenuta Laramè

Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@
Data degustazione: 09/2022


Tipologia: DOC Rosso
Vitigni: croatina
Titolo alcolometrico: 14%
Produttore: CANTINE POVERO
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 10 a 14 euro


Tante sono le piccole denominazioni piemontesi che meriterebbero maggior spazio, ma si sa la curiosità oggigiorno è sempre più merce rara, o peggio viene dirottata in maniera non sana verso vini modaioli o peggio “instagrammabili”, per usare un epiteto giovanile, ovvero pubblicizzati senza un briciolo di approfondimento “solo” sui social network. La mia filosofia, e quella di Lavinium, al contrario tende a dare spazio alle relazioni concrete, vere, non virtuali e di conseguenza se un vino è degno di nota, e un vignaiolo lavora con passione, qualunque piccola o grande DOC o DOCG, ma anche IGT, IGP… va illustrata con dovizia di dettagli.
Veniamo a noi, l’etichetta che ho il piacere di degustare appartiene alle colline astigiane a confine col Roero, Cisterna d’Asti (AT), è da queste parti che Tenuta Laramè – dunque la famiglia Povero – alleva uve croatina protagoniste indiscusse del Cisterna d’Asti Superiore Santa Lucrezia 2018. Cultivar presente anche in altre zone del Piemonte, in particolar modo nella DOC Coste della Sesia in provincia di Vercelli e Biella. L’etichetta è un omaggio a Lucrezia Povero, primogenita della quarta generazione; il vigneto in questione, circa 1,2 ettari, è stato il primo ad ottenere nel 1998 la certificazione biologica nel panorama aziendale. Le rese sono bassissime, 48 hl/ha, fermentazione in vasche d’acciaio inox termocondizionate (28°) e affinamento di due anni in botte di rovere di Slavonia da 2.500 litri.
Vivace e spigliato sin dal colore, un bel rubino acceso con riflessi granata sull’unghia, consistenza che non passa inosservata. Al naso è un profluvio di frutti maturi bel lontani da toni esausti: mirtillo nero e mora, ribes rosso e amarena, echi speziati dolci che ben si fondono al comparto floreale leggermente appassito, dunque rosa e pepe nero, noce moscata su effluvi balsamici e di terriccio umido, lieve sottobosco e toni autunnali.
Al palato è indubbiamente un vino ricco di materia, rotondo, tuttavia è il frutto a riempire la bocca non i muscoli o un eccessivo estratto; di contro la freschezza ed il tannino vispo rendono il sorso piacevole e già piuttosto equilibrato.
Da provare su un piatto misto di salumi e formaggi tipici piemontesi, tra cui il salame cotto e un buon Castelmagno non eccessivamente stagionato. Quattro chiocciole, anche in questo caso prezzo surreale per la qualità.

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