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Albugnano Ultimum 2017

Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@
Data degustazione: 07/2022


Tipologia: DOC Rosso
Vitigni: nebbiolo
Titolo alcolometrico: 13,5%
Produttore: TERRE DEI SANTI
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 10 a 15 euro


Veniamo all’ultimo vino dell’approfondimento dedicato al territorio di Albugnano; è mia ferma intenzione continuare a parlare del territorio, in primis perché mi ha colpito e inoltre c’è un gran fermento tra i produttori dell’Associazione omonima. L’apertura della nuova Enoteca Regionale, ne ho parlato qui, non è che una delle tante azioni messe in campo dai protagonisti di questo areale vitivinicolo dell’Alto Monferrato.
Diverse le trasferte presso città tra le più importanti del Bel paese allo scopo di mostrare un prodotto nuovo, affascinante e con una storia antica che a mio avviso nei prossimi anni farà parlare di sé. Terre Dei Santi è una vecchia conoscenza dei lettori di Lavinium, viticoltori dal 1953, ho già avuto il piacere di presentare la suddetta Cooperativa grazie ad un’etichetta di Terre Alfieri, territorio a confine tra l’astigiano e il Roero. Veniamo dunque all’Albugnano Ultimum 2017, le cui uve nebbiolo vengono allevate a Castelnuovo Don Bosco (AT), comune inserito nel disciplinare di produzione della Doc omonima.
Le vigne hanno circa vent’anni e vengono allevate a guyot, solitamente la vendemmia avviene durante la prima decade di ottobre. Terreni a medio impasto sabbioso delineano vini dai tratti eleganti e molto lo si deve all’altitudine che supera quasi sempre i 500 metri sul livello del mare. L’uva raccolta in cassette viene diraspata, pigiata, e posta in vinificatori d’acciaio. La macerazione si protrae per 10/12 giorni a 26º C, viene condotta con rimontaggi e deléstage. Dopo svinatura, e primo travaso, si completa la malolattica in vasche di cemento vetrificato ed infine viene posto in affinamento. Lo stesso avviene in botte da 21 hl di rovere francese per 18 – 24 mesi, più ulteriori sei di riposo in bottiglia.
Veste granato con importanti venature rubino acceso, media consistenza ed estratto. Il respiro è aggraziato, dolce, ma è una dolcezza vitale che richiama i frutti rossi maturi, pesca, mela renetta, leggera cosmesi – tra cipria e rossetto – e il mentolo che rinfresca il bouquet accompagnato da intersezioni di grafite e pepe nero; è un naso espressivo, immediato, più che estremamente complesso.
In bocca non è certo un peso massimo, ed è una qualità a mio avviso considerando il timbro aggraziato, la buona spalla acida e il ritorno salino convincente e prolungato; sfuma un po’ sul finale, una maggior densità e sarebbe stato un vino da 5 chiocciole, attualmente sono 4 e belle abbondanti, come il piatto di risotto con salsiccia – mantecato a dovere – che consiglio in abbinamento.

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