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Vitovska 2017

Vitovska 2017 VodopivecDegustatore: Roberto Giuliani
Valutazione: @@@@@
Data degustazione:
05/2022


TipologiaIGT Bianco
Vitigni: vitovska
Titolo alcolometrico: 12,5%
Produttore: VODOPIVEC
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 25 a 50 euro


“Un uomo della vigna parlò agonizzante all’orecchio di Marcela. E prima di morire le rivelò il suo segreto: “L’uva – le sussurrò – è fatta di vino”.
Marcela Perz-Silva me lo raccontò, e io pensai: se l’uva è fatta di vino, forse noi siamo le parole che raccontano ciò che siamo.”

Eduardo Galeano, El libro de los abrazos (1989)

La vitouska (così è registrata, con codice n.320) è emersa prepotentemente negli ultimi anni, la sua radice è in quel piccolo lembo di terra selvaggio che è il Carso, in provincia di Trieste, dove in sloveno è chiamata “vitovska gargania”. Per tanto tempo è stata un po’ trascurata a vantaggio della malvasia istriana, ma oggi gode di grande interesse perché dà vini di grande personalità (guarda caso è poco produttiva), dimostrando di essere una delle uve a bacca bianca più “nobili”.
Paolo Vodopivec, a mio avviso, ne è uno dei massimi interpreti, questa 2017 proviene da un’annata che sembrava eccellente, almeno fino a tutto agosto, ma proprio nel periodo di vendemmia, a settembre, tutto è cambiato, sono arrivate le piogge, si sono abbassate le temperature, la scelta di aspettare è stata obbligata, non si può raccogliere in una fase del genere. Così, si è dovuto aspettare il 22 e 23 settembre, alla fine, da una resa in uva mai abbondante siamo passati a una necessaria selezione certosina, per portare in cantina pochi grappoli sani.
Proprio in virtù di tutte queste difficoltà, il risultato è a dir poco straordinario, la macerazione per 6 mesi nelle anfore di terracotta è riuscita ad estrarre tutto il meglio che questa vitovska poteva dare, la permanenza in botte di rovere di Slavonia da 30 ettolitri per 24 mesi ha fatto il resto, regalando un colore oro antico e profumi di albicocche disidratate, agrumi canditi, arance e mandarini in particolare, una mineralità profonda, rintocchi di pepe bianco, fiori di camomilla, a ben cercare arrivano pure note di erbe di montagna.
Se i profumi erano già ammalianti, è al palato che sprigiona tutti i suoi colori, rivelando una sapidità fitta che accompagna un succo generoso corredato da una buona freschezza, c’è un tocco ossidativo equilibrato, frutto proprio del tipo di lavorazione, non ci sono deviazioni o imperfezioni, l’incedere è nitido e denso di fascino, persistente. Un risultato davvero eccellente da un’annata che poteva finire molto male, l’esperienza di Paolo è servita a salvaguardare tutto ciò che di buono era rimasto. Chapeau!
RACCOMANDAZIONE: bevetela come fosse un rosso giovane, a 15-16 gradi.

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