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Chianti Rufina Lastricato Riserva 2016

Chianti Rufina Lastricato Riserva 2016 Castello del TrebbioDegustatore: Roberto Giuliani
Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 03/2022


Tipologia: DOCG Rosso
Vitigni: sangiovese
Titolo alcolometrico: 13,5%
Produttore: CASTELLO DEL TREBBIO
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 25 a 50 euro


Da qualche anno la terracotta è entrata prepotentemente nelle tre tenute della famiglia Casadei: Castello del Trebbio a Pontassieve (FI), Tenuta Casadei a Suvereto (LI) e Tenuta Olianas a Gergei (SU) in Sardegna.
Il progetto è nato dopo un viaggio effettuato da Stefano Casadei nel 2007 sulle montagne del Caucaso in Azerbaijan, durante un impegno di lavoro per un grande gruppo vinicolo locale. Qui scoprì questo antico metodo di conservazione attraverso le anfore interrate. Ne rimase talmente affascinato da decidere insieme a sua figlia Elena di realizzare nel 2015 il progetto “Le Anfore”, una linea di sette vini appartenenti alle tre tenute che vengono vinificati e affinati esclusivamente in anfora. Questi vasi sono interrati per circa 2-3 metri e di due diverse tipologie: quelli georgiani, aperti come un tino, e quelli toscani, che invece utilizzano un sigillo per la loro chiusura.
Ma le anfore sono utilizzate parzialmente anche in altri vini, come il Lastricato, lo storico Chianti Rufina di Castello del Trebbio, che nel millesimo 2016 è stato fatto fermentare (in modo spontaneo) in vasche di acciaio per il 50% e in anfore di terracotta per l’altra metà. La macerazione si è protratta per 18 giorni e la fermentazione malolattica si è svolta per metà in acciaio e per metà in anfora.
Successivamente il vino è stato travasato per il 30% in botti di rovere da 10 Hl, per il 50% in botti di rovere da 20 Hl e per la restante parte in tonneaux di secondo passaggio per 30 mesi. Il ciclo si è chiuso con un anno di affinamento in bottiglia.
Ci tengo a ricordare che Stefano Casadei e Anna Baj Macario hanno scelto da molto tempo un percorso virtuoso in campo ambientale, dando vita al progetto agronomico denominato “Biointegrale”, con tanto di marchio registrato, una serie di principi che perseguono il concetto di agricoltura etica, che mette in primo piano la tutela dell’ambiente come requisito irrinunciabile per assicurare il futuro delle nuove generazioni. “Biointegrale” è un vero e proprio decalogo ed è stato adottato in tutte e tre le tenute:
• Rispettare i princìpi fondamentali di biodiversità
• Ridurre al minimo la manipolazione della materia prima per preservare la naturalità del prodotto finito e la sua bontà
• Privilegiare pratiche agronomiche antiche coadiuvate da tecnologie moderne
• Conservare il legame tra le caratteristiche organolettiche dei prodotti e il territorio dal quale provengono, senza comprometterne la qualità
• Concepire spazi architettonici ecosostenibili, alimentati il più possibile da fonti energetiche rinnovabili
• Impiegare manodopera locale, usare prodotti del luogo, distribuire la ricchezza sul territorio. E mantenerla nel tempo
• Ridurre i passaggi meccanici sul suolo, privilegiando l’uso di trazione animale
• Alimentare il suolo e non le piante, per arricchirne la vitalità
• Eliminare gli input chimici di sintesi
• Limitare l’intervento dell’uomo sulla pianta, favorendo pratiche agronomiche razionali.
Ma veniamo al vino, classe 2016: un sangiovese in purezza dal colore rubino luminoso con nuances granate al bordo, bouquet di grande eleganza, con note di viola e rosa selvatiche, ciliegia, prugna, marasca, poi mirto, ginepro e piacevoli sfumature balsamiche.
All’assaggio esprime molto bene il carattere del sangiovese, con un tannino incisivo ma al contempo setoso, c’è una bella vena sapida che arricchisce le sensazioni complesse ed eleganti, ha energia eppure una certa delicatezza nell’incedere, tutto il meglio senza sconfinare, senza eccessi, finale lungo e stimolante.

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