Terre Alfieri Arneis Bricco della Cappelletta 2017
Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@
Data degustazione: 02/2022
Tipologia: DOCG Bianco
Vitigni: arneis
Titolo alcolometrico: 14%
Produttore: CARLIN DE PAOLO
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 25 a 50 euro
Ho già recensito il Nebbiolo di Tenuta Carlin de Paolo e prossimamente vi parlerò del Terre Alfieri Arneis, tuttavia la gamma di questa interessante realtà vitivinicola di San Damiano d’Asti è diversificata e piuttosto varia. Dai vigneti più prestigiosi dell’Azienda nascono quattro cru distinti raggruppati sotto il brand “Bricco della Cappelletta”, un omaggio ai vitigni autoctoni più rappresentativi di questo interessante angolo di Piemonte – che ultimamente sta facendo parlare di sé – ovvero barbera, nebbiolo, croatina e arneis.
Sto parlando di 15 ettari di vigneti situati in una posizione piuttosto privilegiata, detta appunto “Bricco”, ovvero una tra le zone più alta e soleggiate di San Damiano d’Asti con esposizione a sud, sud-ovest. Solo due ettari son destinati ai cru Bricco della Cappelletta, il nome deriva da una cappella votiva posta in cima a questo piccolo fazzoletto di terra vocato. Oltre ad una favorevole esposizione il merito della qualità delle uve va attribuito alla matrice del terreno, lo stesso è caratterizzato da terre rosse ricche di argilla e tufo.
Selezione in vigna, vendemmia rigorosamente manuale, i fratelli Giancarlo, Davide, Lorenzo e Paolo hanno le idee chiare e puntano solo sulla qualità ottenuta senza scorciatoie di alcun tipo. Arneis 100%, fermentazione in vasche d’acciaio inox a temperatura controllata (18°C) per una decina di giorni, breve malolattica in barriques di rovere francese dove affina per tre mesi.
Paglierino intenso con lievi riflessi oro antico, medio estratto. Al naso la tostatura del legno è ancora ben evidente, la stessa però si attenua dopo lenta ossigenazione, momento in cui emergono sfumature complesse di resina di pino, mimosa leggermente acre, idrocarburi, polvere da sparo, cedro e limone.
In bocca è slanciato, freschissimo, torna prepotente l’agrume in un crescendo di sapidità e spessore governato da una materia ricca mai sopra le righe; convince soprattutto la profondità gustativa. L’ho abbinato ad un piatto di gamberoni lardellati, un piatto un po’ rétro, tuttavia, se preparato con materie prime di ottimo livello sa il fatto suo.
A un passo dalla quinta chiocciola, sono sicuro che la conquisterà con un moderato affinamento.