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Terre Alfieri Nebbiolo 2017

Terre Alfieri Nebbiolo 2017 L'Alfiere di LoDegustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@
Data degustazione: 12/2021


Tipologia: DOCG Rosso
Vitigni: nebbiolo
Titolo alcolometrico: 15%
Produttore: L’ALFIERE DI LO
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 10 a 15 euro


Ci troviamo a Lavezzole di San Damiano d’Asti (AT) per quanto concerne questo Terre Alfieri Nebbiolo 2017, prodotto attraverso uve allevate in un vigneto di proprietà dell’Avv. Diego Dirutigliano. Quest’ultimo è un grande appassionato di vino che da sempre coltiva il sogno di produrre una propria etichetta sfruttando una terra indubbiamente vocata.
L’occasione arriva grazie alla collaborazione con Enrico Orlando, enologo ed insegnante di Viticoltura ed Enologia presso Istituto Tecnico Agrario Umberto I di Alba nonché titolare di Ca’ Richeta, Cantina di cui ho già parlato un paio di mesi fa, sempre riguardo Terre Alfieri. Il vigneto in questione è stato impiantato nel 2014 ad un’altitudine di 200/250 mt., esposizione a sud. Agricoltura ragionata, si interviene il meno possibile, quando lo si fa è solo per garantire alla pianta tutto il sostentamento possibile per evitare le classiche malattie che in Piemonte sono sempre dietro l’angolo. Vigne allevate a spalliera con sistema di potatura mista tipo Guyot, la composizione del terreno è caratterizzata principalmente dalla presenza di argilla, con buone percentuali di calcare e venature sabbiose. In cantina si parte dalla fermentazione con le bucce in contenitori di cemento per un periodo di 15 giorni. L’affinamento, dove completa la fermentazione malolattica, avviene in fusti di rovere francese provenienti dalla zona dell’Allier da 225 litri di terzo/quarto passaggio, dura 24 mesi più ulteriori 6 in bottiglia prima della messa in vendita.
Si presenta in veste granato vivace di buona trasparenza con riflessi arancio-mattone sull’unghia, media consistenza. Annata torrida, siccitosa, massima attenzione in vigna e accortezza nell’individuare la giusta curva di maturazione possono aver fatto la differenza.
Il naso è intenso, esuberante, richiama l’amarena matura e mora in confettura, la spezia è generosa, suadente: chiodo di garofano, liquirizia in caramella, caffè e anice stellato, i toni boschivi rinfrescano l’insieme che appare ben fuso tra le varie componenti aromatiche.
In bocca mostra senza alcun dubbio il DNA del millesimo, d’altronde è il bello di questa materia, il vino è come una spugna in grado di assorbire tutte le caratteristiche dell’annata. Morbido, goloso, grip tannica piuttosto dolce e coesa, eccede un filo in sensazioni pseudo caloriche che accentuano l’alcol percepito, la sapidità è in netto vantaggio sulla freschezza, oggigiorno è un vino che trova la sua massima espressività attraverso l’abbinamento gastronomico; personalmente ho optato per un rollè di coniglio alla piemontese.
Quattro chiocciole per il proverbiale rotto della cuffia, sono curioso di riassaggiarlo tra un paio d’anni perché a mio avviso il potenziale c’è.

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