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Roero 2018

Roero 2018 BajajDegustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 07/2021


Tipologia: DOCG Rosso
Vitigni: nebbiolo
Titolo alcolometrico: 14%
Produttore: BAJAJ
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 15 a 25 euro


Il Roero Docg è indubbiamente il vino più ambizioso della famiglia Moretti, proprietaria in Monteu Roero (CN) della Cantina Bajaj. È prodotto con uve 100% nebbiolo allevate nel suddetto comune, nello specifico i filari sono ubicati all’interno dell’MGA (Menzioni Geografiche Aggiuntive) Bric nota, caratterizzata da pendenze notevoli dove allevare la vite non è un affare semplice, inoltre i terreni sono estremamente friabili. La 2015 è stata la prima annata prodotta in soli 300 esemplari, già nel 2019, visto l’ottimo riscontro ricevuto, la produzione è salita a 2400 bottiglie e si è assestata attorno a questo numero.
La 2018, stilisticamente lontana dalla ’17 dove caldo è siccità hanno messo a dura prova i produttori di vino, è stata più clemente per diversi motivi. L’inverno piovoso ha consentito di recuperare l’eccessivo stress idrico causato dalla mancanza di acqua nel terreno per colpa dell’estate precedente, la primavera è stata regolare, tuttavia le piogge abbondanti son tornate a batter cassa nei mesi di maggio e giugno. Il fattore positivo è rappresentato dal fatto che nei periodi estivi più cladi le medie non hanno mai superato una certa soglia, l’esatto contrario dell’annata precedente. In settembre il clima è stato particolarmente mite ma il caldo è tornato straordinariamente a farsi sentire in ottobre, motivo per cui il nebbiolo è stato vendemmiato tra la prima e la terza settimana del mese.
Vediamo dunque qual è l’interpretazione di Casa Bajaj: si parte con una diraspatura dell’uva fresca, segue fermentazione in vasca di acciaio inox, raggiungimento del picco di temperatura e délestage sempre in acciaio a temperatura controllata a 18 °C per una notte; rimontaggi e follature durante la fase tumultuosa e fermentazione spontanea con pied de cuve. L’affinamento è di 8 mesi in barriques da 225 L di rovere francese, media tostatura, terzo e quarto passaggio e ulteriori 12 mesi in bottiglia prima della vendita.
Il granato che lo rappresenta visivamente è caldo, profondo, riflessi chiari in controluce, mostra consistenza e lacrime ben allineate che faticano a precipitare. L’impatto olfattivo è piuttosto spigliato, stimolante, è il frutto che domina in questa fase e risulta “carnoso”, opportunamente maturo, ben lontano da toni di confettura. Dunque ciliegia, un accenno di fragolina di bosco e more rosse, si fa largo la scorza d’arancia sanguinella impreziosita da grafite e tabacco; il finale è nettamente speziato-terroso, quasi salmastro, idealmente richiama le origini marine del terroir di cui è figlio.
Il legno è ben digerito anche al palato, un sorso bilanciato da freschezza, densità gustativa e una lunga scia sapida che implementa la profondità di beva. Nonostante la giovane età è un vino che segue un percorso già piuttosto definito, lineare, ma il potenziale d’affinamento, considerando l’impronta salina e la freschezza di base, risulta indiscutibile. Motivo che mi spinge a premiarlo con la quinta chiocciola.
Consiglio un ragù bianco di cinghiale con funghi cardoncelli in abbinamento, è un assist perfetto, provare per credere.

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