Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Bianca 2018
Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@
Data degustazione: 07/2021
Tipologia: DOC Bianco
Vitigni: verdicchio
Titolo alcolometrico: 15%
Produttore: SOCCI
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 10 a 15 euro
L’energia che trasmette questa Cantina di Castelplanio (AN) è riassumibile in un’immagine, una sorta di scatto rubato: è l’energia e la forza dirompente del sorriso di Marika e il relativo sguardo serio, solido e controllato di papà Pierluigi Socci. Danno da sempre anima e corpo per promuovere e raccontare i loro sforzi in vigna, come faceva nonno Umberto, i mille sacrifici, le gioie e le continue sfide all’interno un territorio vitivinicolo vasto e particolarmente vocato come quello del Verdicchio dei Castelli di Jesi. Ho avuto il piacere di assaggiare il loro Classico Superiore Bianca 2018, durante il webinar dedicato alla Doc di qualche mese fa, organizzato dall’Istituto Marchigiano Di Tutela Vini. L’azienda è a conduzione familiare, di piccole dimensioni e ubicata nel cuore delle Marche.
Si punta solo sul grande cavallo di razza: il Verdicchio. Queste le parole dei protagonisti: “La nostra volontà è quella di un’intera famiglia che ha deciso di portare avanti la tradizione che si lega inevitabilmente all’innovazione. Il tutto guidato dalla passione per il mondo del vino e ciò che lo circonda. Il nostro lavoro in vigna ed in cantina punta ad esaltare le caratteristiche camaleontiche che questo potente vitigno possiede. Produciamo sei tipologie di Verdicchio in quantità limitate: tre Verdicchio Classico Superiore, un IGT Marche bianco e due Metodo Classico. Siamo sempre alla ricerca di una sfida! Crediamo che per mantenere vivo l’entusiasmo e la passione ognuno di noi debba sempre mettersi in gioco, ed è per questo che abbiamo deciso di affiancare ad una vinificazione tradizionale altre davvero eclettiche. La vita è fatta di incontri, si possono incontrare persone ma anche luoghi e passioni, per poi non lasciarli più.”
Questo Verdicchio, allevato a guyot bilaterale deriva da un solo vigneto aziendale in Monte Deserto, Castelplanio, il terreno da queste parti è ricco di argilla e calcare, le vigne vengono allevate ad un’altitudine media pari a 350 mt Slm, con una densità ad Ha pari a 1200 piante. Considerate le particolari quanto interessanti scelte fatte in cantina lascio la parola ai protagonisti: ”La vinificazione del nostro Verdicchio Bianca è una sfida nata per provare a tirar fuori una nuova identità, differente dai nostri altri Verdicchio, tutto questo è stato possibile con l’incontro di VINOOXJGEN, un nuovo sistema di vinificazione che impedisce il contatto del vino con l’ossigeno perché privato di ogni tipo di travaso. Il mosto diventa vino e compie l’intera vinificazione all’interno di questo recipiente fino ad andare in bottiglia. Tutto ciò ci permetterà di riscoprire una parte aromatica che solitamente si perde nei vari travasi e viene modificata per l’entrata in contatto con l’ossigeno. Il vino affina 11 mesi in acciaio e ulteriori 6 in bottiglia, ha un’acidità totale pari a 5,22 g/l.” Annata 2018 dunque, calda, ma lontana anni luce dagli stress idrici e dalla siccità della 2017.
Già al colore mostra vitalità e voglia di stupire, un paglierino caldo con riflessi oro antico, struttura notevole. Con lenta ossigenazione affiorano ricordi floreali freschi, spigliati, camomilla e acacia; ben presto s’intrecciano al comparto fruttato suadente, dolce, mai esasperato: melone di Cantalupo, pesca nettarina, ritorna l’acacia sotto forma di miele grazie all’aumento di temperatura. Una traccia salmastra e lievemente ammandorlata chiude il quadro olfattivo, spigliato e cangiante.
Energia da vendere al palato, il giusto mix tra dirompente sapidità, timbro gustativo e freschezza che rimanda inesorabilmente alla croccantezza del frutto. È un vino ancora giovanissimo a mio avviso, deve stemperare l’irruenza salina data dal territorio, l’alcol, nonostante i 15% Vol., non disturba affatto, la materia è ben fusa. Quattro chiocciole abbondanti, a un passo dalla quinta.
L’ho abbinato ad un piatto di coniglio in umido con peperoni e cipolla di Tropea, restando in tema di Europei 2020 ho fatto gol.