Terre Alfieri Nebbiolo Mignane 2017
Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@
Data degustazione: 06/2021
Tipologia: DOC Rosso
Vitigni: nebbiolo
Titolo alcolometrico: 13,5%
Produttore: CASCINA VÈNGORE
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 15 a 25 euro
Se alla barbera viene attribuito il ruolo di regina del Piemonte vitivinicolo, al nebbiolo spetta di diritto quello del re. Lo so, è uno schemino banale da primo corso di avvicinamento al vino, talvolta è inutile complicarsi la vita perché è proprio così. Una cultivar dalle potenzialità pressoché infinite in molte aree della suddetta regione, non solo in quelle più blasonate; sono fermamente convinto che il potenziale del nebbiolo all’interno del Piemonte venga sfruttato solo al 60-70%. Terre Alfieri, denominazione di cui presto mi occuperò in maniera molto approfondita, rappresenta a mio avviso la sintesi ideale di Langhe, Roero e Monferrato; ma non anticipiamo troppo i tempi e occupiamoci del Mignane 2017 di Cascina Vèngore. 100% nebbiolo allevato a guyot in un piccolo fazzoletto di terra (0,52 ettari) su terreni tufacei in Cisterna d’Asti (To).
Mignane, come Vèngore, fu il nome di un fundus romano del suddetto comune, ovvero un latifondo antico coltivato molto probabilmente a cereali, prati e vite. Era ubicato sul fondovalle, ai lati del Rio Maggiore. Questo vino inoltre sconta un tipo di vinificazione molto particolare, le ragioni di tale scelta sono profondamente ancorate alle millenarie tradizioni del luogo. Il suo affinamento in anfora, secondo l’uso antico della viticoltura in Vèngore, risale addirittura al tempo dei Romani. La fermentazione naturale di 60 giorni e l’affinamento di oltre 10 mesi avvengono nella terracotta, che dona al nebbiolo una potenza espressiva caratterizzante.
Al calice si palesa in veste granato profondo, caldo, mostra grande consistenza. Un profluvio di aromi speziati e floreali che vanno dalla rosa canina al pepe del Sichuan, pompelmo rosa, timo, fieno secco e terriccio bagnato su un cenno di calcare e tanta frutta secca tostata, nocciola in primis; lieve smalto e grafite sul finale. Mostra un respiro intenso e che evolve di continuo.
In bocca il sorso è incentrato su freschezza e tannino piuttosto spinti, un vino giovanissimo tuttavia addomesticato in parte dalla dolcezza del frutto maturo, conseguenza diretta di un’annata calda e siccitosa. Sapidità da vendere e alcol ben fuso ad una materia nobile che dall’uva nebbiolo ha estratto davvero il possibile. 4 chiocciole meritate e un assist perfetto su una guancia di manzo brasata con purè di contorno.