Barolo Marenca 2017
Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@
Data degustazione: 05/2021
Tipologia: DOCG Rosso
Vitigni: nebbiolo
Titolo alcolometrico: 14,5%
Produttore: PIRA LUIGI – Azienda Agricola Pira Luigi
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 45 a 55 euro
Il primo dei tre Barolo proposti dall’Azienda Vitivinicola Pira Luigi è il Marenca 2017. Il nome evidenzia una tra le 39 MGA (Menzione Geografica Aggiuntiva) del comune di Serralunga d’Alba, a sua volta uno degli 11 previsti dal disciplinare della nota DOCG langarola. Questo cru si estende per 2 ettari, l’esposizione è ottimale, pieno sud sud-ovest a 350 metri sul livello del mare; il terreno è fortemente calcareo-argilloso. Vigne storiche di proprietà della Cantina, rinnovate con nuovi impianti nel 1990. Un terroir che fa di struttura e potenza i propri tratti distintivi, regala uve nebbiolo da Barolo destinate a lunghi invecchiamenti, da scoprire pian piano con calma e pazienza, virtù che oggigiorno purtroppo son sempre più rare. 100% nebbiolo, resa per ettaro 50-55 ql., prodotto in 9.000 esemplari.
Vendemmia manuale, vinificazione svolta in fermentini orizzontali a temperatura controllata per circa 12/15 giorni. L’affinamento si protrae in legno per due anni, i primi 12 mesi in tonneaux di rovere francese (500 lt.) i restanti in botti di rovere di Slavonia (2.500 lt.). Come già anticipato nel mio articolo dedicato alla storia dell’azienda, l’annata 2017 ha registrato valori da record riguardo caldo e siccità, l’estrema attenzione in vigna, soprattutto nelle diverse fasi del ciclo vegetativo, ha fatto la differenza. Per intenderci, visto che è un tema ricorrente nelle colline langarole, citerò una frase che sempre più produttori storici mi stanno ripetendo: “Riguardo la 2017, solo l’attento vignaiolo che ha saltato qualche week end fuori porta e ha passato qualche notte insonne, nei periodi “caldi” in tutti i sensi, è stato in grado di portare in cantina uve sane, opportunamente mature e con livelli d’acidità accettabili, se non ottimali in alcuni casi.”
Veniamo dunque al Marenca 2017. Un bel granato intenso, caldo, didattico nell’accezione nobile del termine, mostra grande consistenza. Avvicinando il naso all’interno del calice, dopo opportuna areazione, una miriade di sfumature che vanno dal sottobosco alle spezie risultano protagoniste: foglie secche, humus, cannella e chiodo di garofano. Questi sentori molto intensi, s’alternano a frutti rossi/neri maturi ben lontani dalla confettura, un ricordo d’amarena, mora, prugna, tocchi vanigliati eleganti e legni nobili che si fondono magistralmente al comparto d’erbe aromatiche e officinali, tra le quali spiccano santoreggia e melissa.
In bocca è dominante, non è la “grassezza” o l’alcol a conquistare bensì l’estratto, tannino ancor più che protagonista reso dolce da un utilizzo certosino del legno, lo stesso non si percepisce affatto. Freschezza in linea con una sapidità da fuori classe lasciano intravedere un lungo cammino davanti a sé. Un inizio con i fiocchi, non c’è che dire, vicinissimo alla quinta chiocciola a pochi mesi dall’imbottigliamento; per un Barolo di Serralunga è davvero un grande risultato, ma in tutto ciò è complice anche l’annata che ha reso il tutto possibile.
Abbinato a un piatto di cinghiale in umido, marinato con lo stesso vino e cotto assieme a funghi porcini, è un gran modo d’intendere un Aprile freddo e uggioso, grazie al cielo mi vien da dire.