Moscato d’Asti Santa Vittoria d’Alba 2020
Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@
Data degustazione: 04/2021
Tipologia: DOCG Spumante bianco dolce
Vitigni: moscato bianco
Titolo alcolometrico: 5%
Produttore: FRATELLI RABINO
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 10 a 15 euro
Il moscato delle terre alessandrine, astigiane e cuneesi è una cultivar che tutto il mondo ci invidia, eppure sento che i miei compatrioti non riservano a quest’uva aromatica straordinaria la dovuta attenzione, è un gran peccato. La versatilità è pressoché infinita, questo lo sanno anche i sassi, nelle versioni: fermo, spumante, passito e quant’altro è in grado di regalare profumi ammalianti e un equilibrio gustativo che ai massimi livelli non ha eguali, ne sono fermamente convinto. Come se non bastasse molti ignorano completamente la longevità del moscato, mi è capitato di partecipare a verticali storiche che a ripensarci ancor oggi mi emoziono, ma questo è un tema complesso, lo svilupperò prossimamente.
Fratelli Rabino propone la più classica dell’etichette note in Piemonte e in tutto il mondo: Moscato D’Asti DOCG. Il millesimo in questione è il 2020, annata piuttosto regolare, almeno enologicamente parlando, tutto il resto è da dimenticare; stando ai dati tecnici riguardo la qualità dei vini è ancora presto per parlarne, per ovvie ragioni. Vi è una particolarità, ovvero la menzione del comune che per motivi storici è riconosciuto come sottozona atta a produrre “Moscato d’Asti D.O.C.G. Santa Vittoria d’Alba”. I terreni di queste colline sono caratterizzato da medio impasto, a volte leggero, su strato marnoso, ma sempre permeabile, attitudini che conferiscono anche al moscato una particolare impronta minerale e un curioso timbro dolce-acido che più avanti vedremo nel dettaglio.
I vigneti in questione sono: S.Pietro, Scorticato, Pedrino esposti a sud, vi è una pendenza del 15%. Vinificazione classica in acciaio e secondo metodo charmat, 5% vol., tra il paglierino e il dorato, il perlage minuto e continuo evidenzia soprattutto quest’ultima tonalità. Un naso che ha ben poco di didattico, certo immancabili sono le note di fiori d’arancio, salvia, muschio e pesca nettarina, ma ben presto una vena di calcare nitida ed elegante conquista la mia attenzione, inoltre chiude austero grazie a sbuffi balsamici di menta peperita e un ricordo d’erbe aromatiche, su tutte maggiorana. Naso stupendo.
In bocca, come già anticipato, vi è sinergia di note fruttate dolci-acide, timbro sapido in linea con la dolcezza classica del vino, una fusione perfetta tra tutti questi elementi; il perlage, cremoso, non fa che amplificare queste sensazioni. 4 chiocciole pericolosamente vicine alla quinta. Lo ammetto: ho già scartato la classica colomba pasquale, inutile dirvi che è un abbinamento perfetto e che esiste dall’alba dei tempi.