Barbera del Monferrato La Fondamentale 2018
Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@
Data degustazione: 04/2021
Tipologia: DOC Rosso
Vitigni: barbera
Titolo alcolometrico: 14,5%
Produttore: PAOLO FASOLO
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 10 a 15 euro
Vino BIO: sì
Paolo Fasolo, abile vignaiolo in Castagneto Po (TO), è un giovane talentuoso che presto farà parlare di sé, ne sono pienamente convinto. I suoi vini rispecchiano un’autenticità di ricordi, legata alle tradizioni del far buon vino che sta venendo fuori con spontaneità ed estrema disinvoltura; ad ogni assaggio questa mia tesi è sempre più al centro delle cose, c’è poco da fare. Lui stesso, definisce e riassume concettualmente il proprio lavoro in due semplici parole “vini integri”.
Lungi dal voler creare nuovi movimenti legati al vino, spesso gli stessi durano quanto un gatto in tangenziale e hanno la credibilità di un vegano che ordina la pizza con tonno (tanto non è carne!), il nostro protagonista, riserva passione e duro lavoro alle proprie vigne di barbera, e non solo, ma questo lo vedremo in seguito. Le stesse sono ubicate nella cosiddetta area collinare delle “Terre Bianche” del Monferrato, ricche di calcare e suoli marnosi, a Pino d’Asti (AT) per l’esattezza, a una altitudine di 400 metri sul livello del mare. La scelta del biologico certificato è solo un primo passo, Paolo crede molto in tutto ciò che riguarda: salvaguardia dell’ambiente, rispetto per la terra, per le viti, non ultima per importanza la propria salute e quella dei consumatori. Tutto ciò s’avverte dopo un solo minuto dall’iniziale sorriso che riserva al proprio interlocutore e conseguente stretta di mano; sì, ai tempi si poteva, quanta nostalgia circa il bel pomeriggio spensierato di due anni fa, a Vigliano Biellese (Bi), quando ci conoscemmo alla manifestazione ”In Vigna Veritas”.
La Fondamentale 2018 segue un protocollo di vinificazione coerente con quanto fino ad ora enunciato: uve biologiche barbera in purezza, fermenta spontaneamente grazie alla presenza di lieviti indigeni, le filtrazioni vengono effettuate solo per decantazione, vanta un basso contenuto di solfiti (circa 40 mg/l). L’affinamento, in questo caso, è svolto in solo acciaio e dura circa 14 mesi, a differenza dell’altra etichetta di punta, La Dominante, che ho raccontato qui, e sosta un anno in tonneaux esauste di rovere francese.
L’idea è quella di voler offrire al consumatore due interpretazioni diverse del territorio, unite dal rispetto estremo per il carattere dell’uva; i contenitori devono rimanere tali, soprattutto non devono viziare in alcun modo il DNA del vitigno. Bevute entrambe, ciò che salta all’occhio è l’estrema pulizia dei profumi e la grande bevibilità, elementi “fondamentali” per Paolo, mi piacere pensare che sia nata così l’idea del nome in etichetta.
Veste un rubino caldo, profondo, lacrime che faticano a precipitare all’interno del bicchiere. Il respiro è intenso, esuberante, l’altitudine dei vigneti e le frequenti escursioni termiche notte-giorno non passano certo inosservate; inoltre, una certa sensazione di dolcezza/croccantezza del frutto, oltre alla vinosità di fondo, stuzzica il naso senza mai saturarlo. Amarena, mora selvatica, liquirizia e pepe nero è tutto ciò che il mio naso avverte in prima battuta, ben presto, con lenta ossigenazione, leggere pennellate floreali di rosa rossa e geranio selvatico implementano l’eleganza del bouquet, rinfrescato ulteriormente da folate balsamiche di mentolo. Chiude su ricordi di terriccio bagnato e tabacco, un gran bel naso che evolve anche a distanza di ore.
Sorso slanciato, notevolmente agile, succoso, caratterizzato da una dolcezza che richiama il frutto e una lunga scia sapida che è figlia di un terreno che ha enormi potenzialità, e si sente; il vino è lunghissimo, s’attacca al palato con garbo, stile, il sodalizio dura ben oltre il minuto.
Perfetto in abbinamento a un piatto di pasta al forno alla siciliana: “Sud chiama nord!”. Presente. 4 chiocciole “pericolosamente” vicine alla quinta. Bravo Paolo.