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Plenus 2013

palple13Degustatore: Roberto Giuliani
Valutazione: @@@@
Data degustazione: 07/2015


Tipologia: IGT Bianco
Vitigni: pecorino
Titolo alcolometrico: 12,5 %
Produttore: MARINA PALUSCI
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 7,50 a 10 euro


Colore che non passa inosservato, richiama decisamente le uve bianche macerate, anche se la tonalità è più oro che arancio maturo. Non ho molti dati su come questo vino viene vinificato se non le poche cose che si possono leggere in etichetta: le uve, pecorino in purezza, vengono vendemmiate di notte, la fermentazione avviene spontaneamente con lieviti indigeni, il vino non subisce né filtrazioni né stabilizzazioni ed è privo di solfiti aggiunti. Rientra quindi in quella categoria di vini che vengono definiti con il termine “naturali” ma ancora oggi preceduti dall’immancabile aggettivo “cosiddetti”, che sta ad esprimere qualche riserva sull’uso o sul valore del termine in questione. A me sinceramente la cosa annoia non poco, perché credo che la definizione sia la migliore possibile per chiarire un modo di fare vino con metodi estremamente lontani dagli standard industriali, l’uso che poi si fa di questa espressione può essere messo in discussione quanto si vuole, ma la sostanza non cambia. E’ ovvio che c’è chi fa uso del termine “naturale” senza che i propri vini ne abbiano le caratteristiche è scorretto e approfitta degli evidenti vantaggi commerciali che può portare in un’epoca in cui le mode continuano a farla da padrone, ma questo avviene anche con il cibo, anzi, quello è il regno dell’inganno, basta guardare le numerose pubblicità di prodotti industriali dove sono abitualmente utilizzate, qui davvero in modo improprio, espressioni come “sano”, “genuino” e “naturale”. Ma veniamo a questo pecorino proposto da Marina Palusci, nota produttrice di olio in quel di Pianella, nel pescarese – qualcuno ricorderà di avere visto in numerosi ristoranti, e non solo, l’immagine dell’etichetta che mostra un uomo che tracanna olio di oliva come se fosse acqua – nella versione 2013 si esprime molto bene, mettiamo in chiaro subito per i diffidenti che le “puzzette” ancora tanto temute qui sono del tutto assenti. Appare chiara, invece, l’impronta del vitigno, con le sue note delicatamente amarognole, il frutto agrumato e la pesca noce matura, ricordi di ginestra e quella nota di “vino de na vota” che chi, come me, ha un po’ di anni sulle spalle, ritroverà con piacere. L’assaggio rivela un corpo estremamente equilibrato, buona freschezza e una bella verve sapida che accompagna la sensazione fruttata. Nota estremamente positiva la limitata presenza alcolica, siamo attorno ai 12,5 gradi, ideale per una stagione che sta profilandosi molto simile alla caldissima 2003.

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