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Sannio Falanghina Vàndari 2008

Degustatore: Roberto Giuliani
Valutazione: @@@@
Data degustazione: 03/2010


Tipologia: DOC Bianco
Vitigni: falanghina
Titolo alcolometrico: 13,5 %
Produttore: ANTICA MASSERIA VENDITTI – Azienda Agricola di Nicola Venditti
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 5,00 a 7,50 euro


Vàndari è il nome dell’antico contado che ha dato le origini a Castelvenere e luogo natio di San Barbato. Anche in questo caso la produzione è piuttosto limitata, ed è un peccato perché si tratta di ottimi bianchi. Il colore del Vàndari 2008 è un bel dorato scintillante con spennellature verdoline. Sulla falanghina si potrebbero dire molte cose, ad esempio che può essere stancante per via di una nota di banana matura che a volte sembra caratterizzarla anche troppo, ma se questo può essere un aspetto di questo vitigno, è altrettanto vero che è molto legato alle caratteristiche del terreno, all’altitudine e all’esposizione, ai sistemi di allevamento, al periodo di raccolta, alle rese per ettaro, ai metodi di vinificazione e, perché no, al tipo di lieviti utilizzati. Diciamo che essendo una varietà piuttosto diffusa e coltivata puntando a rese diverse (il disciplinare del Sannio Doc, ad esempio, consente una resa massima di uva per ettaro di 125 tonnellate che può aumentare fino al 20% nelle annate particolarmente favorevoli), anche questo elemento può incidere non poco sul tipo di vino che si arriva ad ottenere. Se poi, come in questo caso, si adotta un metodo di coltivazione biologico, che prevede la pratica del sovescio ad anni alterni, la concimazione con humus di lombrico, la lotta antiparassitaria limitata all’uso di sali di rame e zolfo minerale in polvere, il vino (oltre che la nostra salute) non può che giovarsene e assumere caratteristiche ancora diverse. Infine la raccolta delle uve del Vàndari proviene da vigneti posti in tre zone differenti, dai comuni di Castelvenere, Guardia Sanframondi e Telese Terme, un vero e proprio “blend” che ci riporta nel bicchiere un’espressione che è la summa di diverse realtà. Non c’è quindi da stupirsi se, accostandolo al naso, scopriamo che la banana è un elemento secondario, ben fuso a note inizialmente floreali di fiore di sambuco e mandorlo, successivamente fruttate di pera abate e mela verde, per chiudere con richiami alle foglie di basilico e alloro. Al palato si fa apprezzare per una bella vena sapida e un succo maturo e saporito, con perfetta rispondenza alle percezioni olfattive, non manca l’acidità che lo sostiene bene per tutto il percorso gustativo, persistente e minerale.

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