Paleo Rosso 2002
Degustatore: Roberto Giuliani
Valutazione: @@@@
Data degustazione: 06/2006
Tipologia: IGT Rosso
Vitigni: cabernet franc
Titolo alcolometrico: 13,5%
Produttore: LE MACCHIOLE
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 25 a 50 euro
Ho voluto chiedere a Cinzia Merli Campolmi, dell’azienda Le Macchiole, la possibilità di riassaggiare i suoi due vini più importanti, il Paleo Rosso e il Messorio ambedue della difficile annata 2002. Il desiderio è nato dal fatto che questi due grandi rossi, il primo recentemente ottenuto da cabernet franc in purezza e il secondo da merlot, degustati in occasione della recente manifestazione “Castagneto a Tavola”, non mi avevano particolarmente convinto, come dissi nell’articolo “ho avuto l’impressione che non brillassero, mancassero di slancio e di quel consueto fascino che li ha sempre contraddistinti”.
Indubbiamente l’annata non poteva non togliergli qualcosa, Luca D’Attoma, l’enologo di casa Campolmi, lo sapeva bene e deve aver fatto del suo meglio per dare a questi due vini la massima possibilità espressiva (il terzo grande vino aziendale è lo Scrio, un syrah in purezza, ma l’annata 2002 non è stata prodotta). Conobbi Eugenio Campolmi nel 2001, un anno prima della prematura scomparsa a poco più di quarant’anni, e ricordo bene come era attivo, pieno di vita, fortemente convinto dei suoi vini e capace di trasmetterti la stessa passione nel farteli assaggiare, un uomo semplice, cordiale e spontaneo, un vero vignaiolo.
I Campolmi sono forse l’unica famiglia che da generazioni vive a Bolgheri, e proprio per questo ne ha sempre sentito le radici e conosce bene la terra da cui prendono vita due dei più grandi vini rossi italiani. L’azienda si trova in località “Le Contessine”, ma prende il nome dal podere situato sulla via Aurelia, in prossimità dell’Oasi di Bolgheri, dove i Campolmi iniziarono a vendere il vino regolarmente dal 1975. Allora il vigneto era di soli 3 ettari, oggi Le Macchiole può contare su 17 ettari di proprietà e 4 in affitto dai quali ricava poco meno di 60.000 bottiglie.
Oggi parliamo del Paleo Rosso 2002 (19.000 bottiglie), vino il cui prezzo non è certo alla portata di tutti visto che si aggira sui 50 euro; c’è da dire però che questo è davvero un grande vino, e lo dimostra proprio in un’annata debole come la 2002. Il colore è un bel rubino intenso, non esasperato nella concentrazione; al naso manifesta una grande pulizia esecutiva e una forza espressiva davvero notevole, con le more e le amarene in confettura in primo piano, accompagnate da sfumature di cioccolato e resina balsamica; la contenuta presenza vegetale è l’unico segnale evidente che stiamo sentendo un cabernet franc che ha avuto qualche difficoltà a maturare perfettamente, ma è davvero un peccato veniale di fronte all’impatto minerale, alle sensazioni eteree e addirittura sottilmente agrumate.
Al palato denota qualche asperità, un tannino non levigatissimo come in altre annate, una struttura più esile, la polpa del frutto arriva con più fatica e ritornano le note leggermente vegetali; l’impressione è di una materia prima sotto tono, c’è meno freschezza e l’alcol e il tannino fanno un po’ a pugni non potendo contare su una massa piena e avvolgente.
Intendiamoci, questa è un’analisi meticolosa che non si può non fare ad un vino di questa levatura, fra l’altro dal costo elevato, ma ritengo che non era possibile fare meglio, il vino ha dalla sua parecchie carte da giocare, soprattutto al naso, ma anche al gusto con il tempo migliorerà, perché la parte alcolica tenderà a diminuire, il tannino ad ammorbidirsi a tutto vantaggio di un maggiore equilibrio. Un ottimo cabernet per una piccola, difficile annata.