Greco T’ara rà 2009
Degustatore: Roberto Giuliani
Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 04/2014
Tipologia: IGT Bianco
Vitigni: greco
Titolo alcolometrico: 12 %
Produttore: CANTINA GIARDINO
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 15 a 25 euro
Lo confesso, la mia stima per Antonio di Gruttola è enorme, vuoi perché mi sono innamorato dei suoi vini sin da quando visitai la cantina una decina di anni fa, in un contesto ancora molto confusionario e “artigianale”, tipico delle menti genialoidi come la sua. Ho sempre apprezzato il suo approccio, biodinamico nella pelle, persona di grande semplicità, sempre disponibile, privo di qualsiasi egocentrismo o autocompiacimento. I vini poi sono cresciuti di anno in anno, non solo quelli nuovi, ma anche quelli vecchi! Tant’è che mi sono abituato a conservarne le bottiglie a lungo, perché le meraviglie arrivano tutte dopo, come in questo caso, un greco davvero superbo. I quasi sei anni dalla vendemmia sono serviti solo a farlo migliorare ancora, sarà merito delle piante quasi cinquantenarie, sarà merito della biodinamica, sarà merito di Tufo, certamente una delle località più vocate per la produzione di questo pregevole vitigno irpino, sarà merito di questa cantina che si è forgiata sulla ricerca, sull’esperienza, sul mettere in discussione dogmi e procedure. Insomma questo T’ara rà 2009 è davvero un gran bel vino, dire “bianco” è riduttivo, visto che ha fatto vita da rosso, macerando per una settimana in tino da 27 hl tronco-conico aperto e restandoci per un anno a contatto con le fecce fini. La fermentazione è partita spontanea con i lieviti indigeni, non è stata aggiunta solforosa, non sono state fatte chiarifiche né filtrazioni. L’ho degustato attorno ai 16 gradi, come si conviene ad un rosso mascherato, e già dal colore l’ho trovato sorprendente, un oro intenso e lucente con riflessi ambrati, mentre al naso rivela un bouquet intenso di agrumi maturi, arancia candita, albicocca disidratata, su una base saldamente minerale e terrosa. In bocca è altrettanto integro, sapido, ancora freschissimo, con un corpo pieno e armonico, senza alcun difetto nel tessuto carnoso che avvolge il palato. Lungo e ancora sapido il finale, un greco che riesce ad esprimere un doppio aspetto: da un lato struttura e ricchezza aromatica, dall’altro eleganza, brio, energia, calore, naturalezza. Per di più, cosa della quale molti ancora oggi non riescono a comprendere l’importanza, quando lo deglutisci e lo senti scendere lungo l’esofago, ti rendi conto che ha una grassezza, una morbidezza, una purezza tali da renderlo un velluto, ovvero non aggredisce nemmeno chi soffre di acidità, reflusso e tutte quelle fastidiose sensazioni che oggi affliggono parecchie persone (una è qui di fronte a me ed è lei che me lo sta facendo notare…). Scusate se è poco!