Faro 2009
Degustatore: Roberto Giuliani
Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 09/2012
Tipologia: DOC Rosso
Vitigni: nerello mascalese, nerello cappuccio, nocera
Titolo alcolometrico: 13,5 %
Produttore: BONAVITA
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 15 a 25 euro
Che Bonavita sia divenuto un punto di riferimento nell’ambito di una delle più piccole – ma pregevoli – denominazioni d’Italia, è ormai risaputo, viene naturale considerarlo un “faro”, del resto il Comune e la collocazione delle vigne sulla collinetta che guarda a Scilla e Cariddi ne danno piena, indiscutibile e ulteriore conferma. Dopo una 2008 che ha davvero toccato il mio cuore, andando ben oltre il piacere dell’olfatto e del gusto, mi accingo a stappare il millesimo successivo; mentre la vite scompare progressivamente nel sughero, ripenso a Giovanni Scarfone, alla sua passione per la viticoltura che il padre Carmelo gli ha trasmesso, alle sue perplessità sulla denominazione Faro, così poco nota, appesa a un filo, già in passato recuperata in extremis da Salvatore Geraci per insufficienza di aziende produttrici, alla difficoltà di trovare un’intesa e un approccio comune fra quei pochi che la portano avanti. Più volte Giovanni ha pensato di mollare la Doc, anche per le difficoltà burocratiche che ogni anno deve affrontare, ma per fortuna il suo Faro è ancora qui, figlio di una tenacia e di un orgoglio che ha radici nel profondo sud, fra Calabria e Sicilia. Estraggo il tappo, in perfette condizioni, nessun odore sospetto, verso delicatamente il vino nell’ampio calice dell’Albeisa, lo stesso con cui degusto il Barolo e Barbaresco, a mio avviso perfetto anche per questo vino. Man mano che respira l’aria fresca del mattino si schiude, i nerelli iniziano a raccontarsi, le loro radici sembrano avere raggiunto il mare, tra note salmastre e piccoli frutti dolci, tra delicati effluvi di erbe aromatiche, terra umida e fogliame, fino a percezioni di mirto e rosmarino, la danza ha inizio, c’è un grande equilibrio nei profumi, ciliegie macerate, ginepro, una leggera punta agrumata che ho sentito anche in passato. Lo porto alle labbra, ne percepisco la giovinezza e l’energia, qui la componente alcolica affiora portando un leggero ma contenuto calore, la polpa è succosa e ha una certa grassezza, figlia evidentemente di una buona materia e di una selezione accurata in vigna, il frutto è maturo al punto giusto, il tannino non si fa notare molto, è pulito e setoso. Buono? Decisamente. Lo si apprezza sempre di più man mano che si assesta nel calice, consiglio vivamente di acquistarne almeno due bottiglie, perché berlo ora è magnifico, ma fra qualche anno sarà ancora più emozionante.