Bianco di Ciccio 2010
Degustatore: Roberto Giuliani
Valutazione: @@@
Data degustazione: 10/2011
Tipologia: IGT Bianco
Vitigni: trebbiano d’Abruzzo 80%, chardonnay 20%
Titolo alcolometrico: 11,5 %
Produttore: ZACCAGNINI – Azienda Agricola Ciccio Zaccagnini
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 5,00 a 7,50 euro
Cosa berrà la maggior parte di quelle milletrecento anime che albergano a Bolognano, località di nobili tradizioni in provincia di Pescara? Forse i vini dell’azienda Zaccagnini, che da oltre trent’anni rappresenta indubbiamente un punto di riferimento nell’area delle colline pescaresi. Ben 80 ettari di proprietà e più o meno altrettanti in affitto per una produzione annua che si aggira su 1.200.000 esemplari. Il legame con l’arte in tutti i suoi aspetti, la scelta di puntare comunque alla qualità, l’indubbia capacità di marketing (basta dare un’occhiata al sito per intuirla) sono fattori che hanno determinato una realtà solida e affidabile. Diverse linee produttive che abbracciano i vari livelli di mercato, ma sempre con la predominanza del trebbiano e del montepulciano che costituiscono l’ossatura tradizionale dell’Abruzzo vitivinicolo. Non è poi così frequente trovare aziende che riescono a mantenere una media di assoluto rispetto con punte di eccellenza, segno di una strategia lungimirante, oggi governata da Marcello Zaccagnini, con il sostegno tecnico di Concezio Marulli. Il Bianco di Ciccio, acquistato a 6,39 euro all’Emme Più, fa parte della linea “Il Tralcetto”, riconoscibile da un pezzetto di tralcio che viene fissato sul collo della bottiglia. La bassa gradazione alcolica (11,5) potrebbe indurre a pensare che il vino sia frutto di una produzione di uva per ettaro sovrabbondante, ma in realtà non è poi così elevata tenendo conto della tipologia di prodotto: 120 quintali per ettaro, nella media di molte Doc e, trattandosi invece di un Igt Colline Pescaresi, che consente una produzione massima per i bianchi di ben 240 quintali, la questione acquista una valenza del tutto diversa. E infatti nel calice il vino fa la sua figura: colore dorato chiaro luminoso, naso giocato su una trama che premia dapprima le sfumature floreali di ginestra con bagliori di fieno, per poi spostarsi decisamente sul frutto, e qui l’apporto dello chardonnay si coglie piuttosto bene nell’incedere su slanci esotici, pesca gialla, mango, persino richiami alla papaya, sullo sfondo lasciano qualche segno anche gli agrumi. Al palato è indubbiamente piacevole e corrispondente, la buna presenza acida è perfettamente integrata con il frutto che ci riporta ad una vendemmia effettuata con uve perfettamente mature, la criomacerazione e la pressatura sotto vuoto hanno intrappolato bene le componenti aromatiche e il risultato finale è più che convincente, buona anche la persistenza e piacevole il finale sapido.