Armaleo 1997
Degustatore: Roberto Giuliani
Valutazione: @@@@
Data degustazione: 09/2007
Tipologia: IGT Rosso
Vitigni: cabernet sauvignon 95%, cabernet franc 5%
Titolo alcolometrico: 13 %
Produttore: PALAZZONE – Azienda Agricola Palazzone
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 25 a 50 euro
Armaleo 1997 cinque anni dopo. Ora che ha compiuto dieci anni è interessante verificare la sua capacità evolutiva nel tempo, che un nome altisonante come quello di Riccardo Cotarella, enologo di fama strapremiato, amato e criticato, bramato da decine di aziende, e un’annata che, grazie ad un’operazione mediatica straordinaria, ha convinto tutti della sua grandezza, dovrebbero garantire. Cinque anni sono passati dalla mia precedente degustazione, durante i quali molte cose sono accadute, alcune buone altre meno, come l’aver piantato ovunque cabernet e merlot per rincorrere chissà quali ambiti traguardi…L’Umbria è una regione strana, dal punto di vista enologico, perché ha al suo interno alcune zone di sicuro interesse come quelle di Montefalco e Torgiano, ma nel complesso non ha mai espresso tutto il suo potenziale, colpa proprio di una politica frettolosa, che ha seguito l’onda del rinnovamento senza lavorare a fondo per il recupero dei vitigni locali, operazione che richiede ovviamente molti anni. Le numerose doc che prevedono cabernet, merlot, gamay, pinot nero (!), chardonnay, pinot grigio e bianco, riesling (!!), la dicono lunga sulla gran confusione operata e sull’impossibilità o quasi di proporre vini di territorio. L’azienda Palazzone si trova in località Rocca Ripesena, a pochi chilometri da Orvieto, e coltiva la vite sin dal 1969, quando Angelo Dubini e sua moglie Maria Locatelli acquistarono il podere Palazzone. Nel 1982, con il supporto dei figli Giovanni e Lodovico, iniziò la prima vera vendemmia orientata alla produzione di vino di qualità. L’esperienza dell’Armaleo rappresentò un passaggio forse necessario per acquistare fama, soprattutto al di fuori della regione, anche se oggi l’azienda riconosce l’assoluta importanza di puntare ai vitigni autoctoni e privilegia la ricerca sul sangiovese e sul miglioramento dell’Orvieto. Una volta versato nel calice possiamo verificare subito l’ottima tenuta del colore, ancora rubino con leggero granato all’unghia. Il bouquet non lascia dubbi sul vitigno, proponendo subito un impatto fruttato deciso, maturo, di prugna, mora, ribes nero in confettura, per poi virare sulla speziatura di cacao, ginepro, chiodo di garofano, noce moscata, menta, pepe. Al palato sembra non aver risentito in alcun modo del tempo, soprattutto nel tannino che appare ancora deciso e per nulla domato, l’impressione però è quasi di staticità, la bocca rimane asciutta con una sensazione leggermente amara, mentre il frutto non è così pieno e rotondo come sembrava promettere all’olfatto. Il finale non si amplifica ma rimane un po’ stretto, di misura, come se non potesse dare altro che ciò che aveva già espresso in passato. Intendiamoci, il vino non è in discesa, c’è ancora una buona dose di freschezza, ma il caldo dell’alcool, la mancanza di una reale progressione gustativa lo fanno apparire monolitico, per certi aspetti anche prevedibile. Non emoziona. Forse oggi emerge ancora più il lavoro di cantina, mentre il tessuto appare poco dinamico e privo di una reale personalità.