I Quattro Mori 2000
Degustatore: Roberto Giuliani
Valutazione: @@@@
Data degustazione: 04/2003
Tipologia: IGT Rosso
Vitigni: syrah 65%, merlot 20%, cabernet sauvignon 10%, petit verdot 5%
Titolo alcolometrico: 13 %
Produttore: CASTEL DE PAOLIS
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 25 a 50 euro
Vitigni: syrah 65%, merlot 20%, cabernet sauvignon 10%, petit verdot 5%
Titolo alcolometrico: 13 %
Produttore: CASTEL DE PAOLIS
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 25 a 50 euro
Quando si parla di vino, il Lazio viene menzionato ancora oggi come una regione dove è difficile trovare prodotti di qualità elevata. In gran parte ciò è dovuto alla pessima reputazione che questa regione (ma non è la sola) si è fatta per via di quei “vinelli” venduti per decenni in taniche e boccioni, frutto di scelte economiche e politiche oggi non più accettabili. I 25 disciplinari (davvero troppi!) a disposizione, spesso molto simili, che prevedono ancora oggi produzioni troppo elevate di uva per pianta, hanno spinto molti produttori volenterosi e stanchi dell’assurda filosofia “quantità prima di tutto”, a scegliere una strada individuale, al di fuori di regole ormai troppo strette e non al passo con i tempi. Fra questi non si può non citare l’azienda Castel De Paolis, vera punta di diamante della zona dei Castelli Romani e non solo. Giulio Santarelli, proprietario ed ex Sottosegretario di Stato all’allora Ministero dell’Agricoltura e Foreste, con il contributo fondamentale del professore Attilio Scienza dette inizio nel 1985 ad un progetto di ricerca volto al recupero dei vitigni autoctoni e all’introduzione di varietà internazionali come il cabernet sauvignon, il syrah e il merlot. Progetto che gli ha consentito di portare a livelli qualitativi elevati l’intera produzione aziendale, dala gamma dei Frascati ai grandi rossi come questo eccellente Quattro Mori ’00, un IGT di grande fascino, ottenuto da uve internazionali. Si presenta di un bel colore rubino fitto, profondo, con venature bordeaux che lo rendono particolarmente attraente; ha bella consistenza, con archetti e lacrime che si formano omogenei su tutta la parete del calice. Al naso è complesso, variegato, con un affascinante miscela di frutti di bosco, quali prugna in confettura, mora e ribes nero avvolti in uno strato di cioccolato, mentre sullo sfondo emerge un delicato e suadente profumo di viola. Seguono a raffica pepe nero (ma anche rosa), cuoio, china, sensazioni balsamiche e mentolate, tabacco, noce moscata. Al gusto si offre deciso, pieno e avvolgente, con un eccellente corredo tannico, fine e già integrato nella polpa morbida del frutto scuro, sostenuto da una bella acidità e un tocco sapido che non guasta. Il finale è da grande vino, lungo, corrispondente e quasi privo di toni amari. Servitelo a 18° con piatti importanti della cucina regionale, ma anche con cinghiale, capriolo, selvaggina da pelo e da piuma.